Anita B. - la vita dopo la tragedia dell’olocausto

Un'immagine di Eline Powell tratta dal film Anita B. di Roberto Faenza

In occasione del giorno della memoria, (martedì 27 gennaio) Sky cinema 1 propone il film di Roberto Faenza che torna con un nuovo delicato racconto, ispirato al romanzo di Edith Bruck, sui traumi della Shoah

Si può sperare in un'esistenza cosiddetta normale dopo aver vissuto sulla propria pelle le barbarie dell’olocausto ed esserne uscito vivo? Una domanda complicata, difficile da risolvere con un semplice sì o no.  La vita prosegue il suo cammino tortuoso e lascia ad Anita, adolescente di origini ungheresi che è riuscita a uscire viva da Auschwitz, l’opportunità di provare sulla sua persona il significato vero di cosa significa essere un sopravvissuto.

E' proprio su questo "dopo", su questo ritorno lento e progressivo alla normalità di chi supera una tragedia che si è concentrata la pellicola di Roberto Faenza Anita B., tratto dal romanzo di Bruck Edith Quanta stella c’è nel cielo.

Sky Cinema 1, in occasione della giornata della memoria, manderà in onda il 27 gennaio alle 21.10 il film di Faenza che per l'appunto racconta la storia di Anita, una giovane ebrea ungherese, sopravvissuta da orfana ai campi di concentramento, che viene accolta dalla zia Monika in Cecoslovacchia. “Lascia Auschwitz fuori da questa casa”, le viene detto.
La ragazza, dunque, ricomincia senza parlare, rispettando il divieto implicito imposto dalla nuova famiglia.

La storia spesso ci insegna che all’orrore segue sempre un tempo in cui si vuole dimenticare. Dopo il 1945, tutti vogliono vivere con frenesia. E’ questo contrasto a dominare l'intero racconto del film di Faenza: da una parte la più classica delle rimozioni, ovvero quello di non parlare mai del passato, della perdita dei propri cari; dall’altra c’è Anita, simbolo del ricordo, che vuole dire ciò che ha subito anche in un mondo che si sforza di dimenticare.

Faenza volutamente non mostra campi di concentramento ma aggira quest’orrore inquadrando il dopo. E lo fa quasi pedinando da vicino la sua Anita (interpretata da Eline Powell), seguendola anche nei suo cambiamenti fisici e mentali quasi cercasse la chiave di quella metamorfosi che porta progressivamente al ritorno alla vita. Vediamo la sua rinascita che passa per un amore incerto e un viaggio, dalla provincia a Praga per compiere un aborto, l’incontro con il suo salvatore e infine la partenza verso la terra promessa, quella Gerusalemme, città vista come luogo dove la speranza di una vita nuovamente conquistata alla serenità possa soffocare un dolore così intensamente provato.