Alessandro Preziosi è Van Gogh a teatro: un viaggio dove solo l'anima è colorata

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Alessandro Preziosi è Van Gogh. Qui con Massimo Nicolini che è suo fratello Theo

Alessandro Preziosi diventa Vincent Van Gogh a teatro. Un viaggio nell'anima di un artista che ha colorato il mondo ma non è riuscito a colorare la sua vita. La recensione dello spettacolo Van Gogh , in tour in Italia tutto febbraio

(@BassoFabrizio)

Non c'è luce nei suoi pensieri ma c'è luce nei suoi pennelli. Ma non c'è spazio per nessun colore nel Van Gogh che porta a teatro Alessandro Preziosi. Un Vincent del quale emergono i tormenti figli di una malattia che (inconsapevolmente?) lo divora, un uomo che non sa più distinguere nei suoi pensieri il falso dal vero. Lo spettacolo di Khora.teatro in coproduzione con il Teatro Stabile d’Abruzzo ha il passo di un noir. Tutto giocato sul bianco ha la sola eccezione cromatica nell'azzurro dell'abito del fratello Theo (interpretato da Massimo Nicolini) e nel completo serioso del dottor Peyron (Francesco Biscione) al punto da portare lo spettatore in uno stato di confusione scenica: esiste davvero il Theo che ha cambiato quattro treni per andare a trovarlo a Saint Paul? Van Gogh quando gli chiede di portarlo a Parigi, di liberarlo da quelle mura che solo nell'ultima scena si fanno gialle, parla a suo fratello o a un fantasma? E quel dottore umano che allontana il perfido Dottor Vernon-Lazàre (Roberto Manzi) ed è disposto a restituirgli tele e pennelli in cambio di un ritratto esiste?

Alessandro Preziosi
appare, all'apertura del sipario, sdraiato per terra, accartocciato come le foglie di Eugenio Montale, si muove, rotola e rantola, si contorce e contrae in quell'oceano bianco che lo avvolge. La follia è sua compagna di stanza e lui la fa sua. Sembra posseduto da quella sintomatologia che oggi viene affrontata ma che all'epoca veniva richiusa in un manicomio. L'apparizione del letto, portato da Roland (Vincenzo Zampa) e Gustave (Alessio Genchi) è un tocco di realismo che porta lo spettatore ancora di più nella scena, quasi fossimo nell'orario di visita. E' il momento in cui appare un quadro, dipinto rubando carbone e rendendolo morbido con la saliva, che non dovrebbe esistere per lì non solo il corpo e i pensieri ma anche l'arte vanno repressi. Anche perché è un ritratto malevolo dell'inquisitore travestito da medico Vernon-Lazàre, che si vanta di avere i suoi quadri esposti nel corridoio della clinica e si dichiara disponibile a fornire a Vincent piccole lezioni di pittura. Saint Paul non si vede ma si respira. Alessandro Preziosi riassume in un'ora e mezzo la disperazione di un uomo che si sente farfalla anche nei colori e invece è biancore e trasparenza. Il mondo lo rinchiude, Preziosi lo fa evadere.