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Ghiacciai delle Alpi, l’allarme dell’esperto: “Dimezzati negli ultimi 100 anni”

I titoli di Sky Tg24 delle ore 13 del 5/8

3' di lettura

Tra le responsabilità principali, quelle dell'uomo e del riscaldamento globale. Lo afferma Renato Colucci, glaciologo del Cnr, in un’intervista rilasciata all'Ansa

I ghiacciai delle Alpi in Italia, Francia, Austria e Svizzera si stanno dimezzando in maniera preoccupante. E’ quanto afferma Renato Colucci, glaciologo del Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche), che in un’intervista rilasciata all'Ansa ha parlato del problema, sottolineando alcuni dati che fanno riflettere. Il più evidente è che nell'ultimo secolo i ghiacciai delle Alpi hanno perso il 50% della loro copertura e di questa percentuale, il 70% è sparito negli ultimi 30 anni. "I ghiacciai alpini si stanno ritirando a una velocità senza precedenti in migliaia di anni e quelli sotto i 3.500 metri di quota sono destinati a sparire nel giro di circa 20 o 30 anni”. Le Dolomiti, per fare un esempio, potrebbero restare senza ghiacciai. Il motivo di questa situazione è legato alle temperature medie degli ultimi 15 anni che “non ne permettono la sopravvivenza, specie sotto questa quota" ha specificato il glaciologo.

Le responsabilità dell’uomo e dell’aumento delle temperature

Le previsioni dell’esperto sono corroborate da una serie di dati scientifici. Tra questi gli esiti di una serie di carotaggi (una tecnica di campionamento con perforazione, adottata durante la ricerca di risorse minerarie nel sottosuolo, per l'analisi del terreno) fatti sui ghiacci di Groenlandia e Antartico, unita al fatto che “nell'ultimo secolo l'aumento della Co2 nell'atmosfera è stato cento volte più rapido che in qualsiasi altra epoca negli ultimi 800mila anni. E la responsabilità non può che essere dell'uomo", sottolinea Colucci. Oltre ai danni provocati da quest’ultimo, un'altra causa è l’aumento indiscriminato delle temperature. “Dalla metà degli anni ‘80, le temperature vanno solo in salita. Fino ad allora, anche sotto i 3.000 metri, d'estate rimaneva sempre un po' di neve sopra il ghiaccio, che lo preservava e creava la riserva necessaria per formarne di nuovo. Ma oggi, osserviamo spesso la quasi completa asportazione del manto nevoso in estate. Il ghiaccio rimane esposto al sole e si fonde” analizza l’esperto. L’analisi dei dati delle temperature parla chiaro, secondo Colucci: “se si prendono in considerazione la media delle temperature degli ultimi 15 anni, questa non è compatibile con l'esistenza di ghiacciai sotto i 3.500 metri".

Il pericolo per le Alpi Orientali e Centrali

Il nodo cruciale è dunque il riscaldamento globale. Secondo il glaciologo, se non lo si arresta con fermezza, nel giro di alcuni decenni potrebbero ridursi drasticamente, fino quasi a scomparire, i ghiacci eterni dalle Alpi Orientali e Centrali. Rimarrebbero solo quelli sulle Alpi Occidentali, in quanto quelle più alte. Ma l’allarme non riguarda solo la catena montuosa più importante d'Europa, ma tutte le catene montuose del mondo, dalle Ande all'Himalaya, i due poli e le steppe artiche. "Paesi come Perù, Cile e India contano sui ghiacciai montani per l'approvvigionamento idrico e potrebbero avere seri problemi” ha detto Colucci, estendendo il discorso. La previsione che fa infine l’esperto, sulla sparizione dei ghiacci polari, non è rassicurante. “La loro sparizione potrebbe sommergere isole e località costiere. Ai tassi attuali di fusione, la sola Groenlandia contribuirà ad un aumento di livello marino tra 5 e 30 cm, senza considerare tutte le altre fonti. E lo scongelamento del permafrost, il terreno ghiacciato delle steppe, libererebbe enormi quantità di metano, il gas serra con l'effetto maggiore", ha concluso.  

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