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Funghi porcini d’alta quota da record sulle Alpi

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2' di lettura

Ciò che ha sorpreso maggiormente i ricercatori del Politecnico di Zurigo, a cui si deve la scoperta, oltre all’altitudine del ritrovamento, è stato l’insolito partner dei porcini: il salice nano 

Un team di ricercatori del Politecnico di Zurigo, mentre in escursione nell’area sciistica di Motta Naluns, ha realizzato una scoperta senza precedenti.
Mentre erano impegnati nella scoperta delle Alpi, nella bassa Engadina, a quota 2.400 metri, Adrian Leuchtmann e Artemis Treindl, in compagnia di alcuni studenti, si sono imbattuti in funghi porcini ‘d’alta quota’. Ciò che ha sorpreso maggiormente i ricercatori, oltre all’altitudine del ritrovamento, è stato l’insolito partner dei porcini: il salice nano.

Record di altitudine nelle Alpi

I funghi scoperti, descritti dai due ricercatori sulla rivista specializzata Alpine Botany, sono stati trovati a un’altezza record: sono i porcini d’alta quota a più alta altitudine mai scoperti sulle Alpi. Nella classifica globale, sono al secondo posto dopo i funghi porcini sulle Montagne Rocciose, negli Stati Uniti, trovati fino all’altezza massima di 3.500 metri.
I Boletus edulis ritrovati sulle Alpi vivono in simbiosi con un partner alquanto singolare: il salice nano (Salix herbacea). È la prima volta che questa specie di pianta alborea viene vista ‘in compagnia’ di un fungo porcino. Si tratta di una possibile simbiosi finora sconosciuta.
I funghi vivono in simbiosi con le piante in quanto dalla loro unione traggono entrambi vantaggi ‘vitali’: il fungo riceve dalla pianta sostanze organiche e carboidrati e a sua volta offre acqua e sali minerali.

Le ipotesi degli esperti: simbiosi con salice per mancanza di alternative

"È probabile che i funghi porcini di Motta Naluns si siano spostati sul salice nano per mancanza di alternative più adatte”, spiega Adrian Leuchtmann, tra gli escursionisti in esplorazione sulle Alpi.
Secondo i ricercatori, inoltre, l’altitudine da record del loro ritrovamento sarebbe stata determinata dal ‘potere’ del vento, che avrebbe spinto le spore fino all’area di Motta Naluns, trasportandole dalle colonie vicini. Si tratta, per ora, solo di ipotesi: saranno necessarie ulteriori ricerche per svelare i segreti dell’unicità del loro ritrovamento.

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