Alghe marine, secondo una nuova ricerca sono rumorose

Foto di archivio (Getty Images)
2' di lettura

Producono suoni mentre rilasciano bollicine di gas. La scoperta potrebbe essere utile per le misurazioni riguardanti le barriere coralline 

Le alghe marine non sono mute: durante il processo di fotosintesi producono delle bollicine 'sonore' di gas, la cui intensità è proporzionata alla quantità di alghe che ricoprono come un manto le barriere coralline. Emerge da uno studio realizzato dai ricercatori Simon e Lauren Freeman del Naval Undersea Warfare Center degli Stati Uniti e pubblicato sulla rivista scientifica Plos One. La scoperta potrebbe essere il punto di partenza per la realizzazione di un nuovo metodo semplice e rapido per valutare la presenza di alghe, uno dei principali indicatori dello stress delle barriere coralline.

Esperimento eseguito con la Gracilaria salicornia

Gli studiosi hanno esaminato i suoni emessi dalle alghe in una vasca. Dentro di essa è stata posta una specie di alga infestante delle Hawaii, la Gracilaria salicornia. “Le barriere coralline sono luoghi rumorosi. Sono presenti suoni che provengono dal movimento dell'acqua, dagli esseri viventi presenti negli oceani e da altre fonti”, spiega Simon Freeman. “Durante le osservazioni delle barriere coralline sono stati rilevati dei rumori legati anche alle alghe. Con questo esperimento in vasca, eseguito per verificare la fonte dei suoni e capire quale fosse il soundscape delle barriere coralline, è stato dimostrato che i rumori cambiano in base alla quantità di alghe che ‘soffocano’ il corallo”. I ricercatori hanno esaminato il rilascio di bolle gassose, notando che produceva una sorta di 'rintocco' la cui frequenza era compresa fra 2 e 20 kilohertz.

I rumori delle barriere coralline

La produzione di bolle e le emissioni sonore non sono un'esclusiva della specie di alga analizzata. La misurazione di questo tipo di suono in ambienti marini potrebbe quindi essere un indicatore dell'attività fotosintetica delle alghe. In tal caso, il nuovo metodo di misurazione potrebbe rappresentare un’alternativa rapida ed economica alle rilevazioni basate sull’uso di apparecchi visivi, attualmente molto costose, effettuate per stimare l'abbondanza di alghe nelle barriere coralline.

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