Il ramoscello di ulivo che potrebbe cambiare la storia di Santorini

Foto di archivio (Getty Images)
1' di lettura

Confrontando le concentrazioni di radiocarbonio presenti nel reperto risalente al periodo dell'eruzione con quelle di vari campioni moderni, un team di scienziati ha individuato una possibile nuova data per l'evento che ha sconvolto l'isola greca 

Molti secoli fa, l'eruzione del vulcano presente a Thera, oggi conosciuta come Santorini, devastò l'isola e causò il crollo della civiltà Minoica. Ebbe anche degli effetti non trascurabili sull'Egitto, sul mar Egeo e sull'isola di Creta. Si ritiene che fu proprio questo evento a spingere Platone a elaborare il mito di Atlantide.
Un gruppo di scienziati del Weizmann Institute of Science Rehovot, guidato dall'italiana Elisabetta Boaretto, ha condotto un'analisi approfondita su un ramoscello di ulivo rinvenuto sull'isola, ottenendo dei risultati che potrebbe rendere errata di circa cinquant'anni la datazione dell'evento, stimata in precedenza dargli archeologi. L'importante scoperta è stata pubblicata sulle pagine dalla rivista scientifica Scientific Reports.

L’ipotesi degli archeologi

Determinare la data precisa in cui si verificò l'eruzione è sempre stato un compito difficile per i ricercatori. In precedenza, gli archeologi avevano ipotizzato che il cataclisma si fosse verificato nel 1500 avanti Cristo, basando la loro ipotesi su alcuni ritrovamenti effettuati durante gli scavi in Egitto e a Santorini. Il ramoscello di ulivo su cui si basa la nuova ricerca era già stato analizzato in precedenza, ma l'errata convinzione che l'anello esterno del legno si fosse formato poco prima dell'eruzione non aveva consentito una datazione accurata.
Riesaminando i rimasugli della pianta, il team del Weizmann Institute of Science Rehovot ha provato a verificare la correttezza dell'ipotesi formulata dagli archeologi. Per riuscirci, gli scienziati hanno analizzato le concentrazioni di radiocarbonio di venti campioni presi da tronchi di ulivi moderni e da undici rami tagliati nel 2013.

L'impatto della scoperta sulla storia archeologica

I risultati dell'esperimento dimostrano che le date ottenute studiando le concentrazioni di radiocarbonio nella parte più esterna del legno non risultano cronologicamente omogenee e possono variare di un numero di anni compreso tra i 40 e i 50. Questa scoperta fa vacillare la validità della teoria su cui si erano basati gli archeologi per stimare la data dell'eruzione e mette anche in dubbio l'intera storia archeologica della zona dell'Egeo, dell'Egitto e del Levante. Di certo verrà tenuta in considerazione quando verranno svolte future indagini sui resti delle piante di ulivo.

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