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Buco nero 2019: misurata velocità di rotazione grazie alla luce attorcigliata

3' di lettura

Un team italo-svedese ha sfruttato la cosiddetta “twisted light” per utilizzare una tecnica elaborata nel 2011 e misurare lo spin del buco nero M87. Al valore rilevato corrisponde “una riserva di energia tra le più alte mai osservate nell’universo"

Il buco nero M87, il primo ad essere mai stato catturato in una foto lo scorso aprile, ruota a una velocità altissima, alla quale corrisponde peraltro “una riserva di energia tra le più alte mai osservate nell’universo”. A spiegarlo è l’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), che attraverso il ricercatore Massimo Della Valle ha dato un contributo decisivo al nuovo studio che ha permesso di misurare il turbinio dell’ormai celebre buco nero, indicato dalla rivista Science come la scoperta del 2019. Il risultato è stato possibile utilizzando una tecnica messa a punto nel 2011, osservando la luce attorcigliarsi “a fusillo” mentre passa affianco all’oggetto cosmico.

Buco nero M87: misurata la rotazione

Secondo la Relatività Generale, è una particolare proprietà della luce a causare la “twisted light”, ovvero il fenomeno che porta la luce ad attorcigliarsi nel momento in cui essa transita in prossimità di un buco nero. Proprio sfruttando questo evento, il team italo-svedese composto anche da Fabrizio Tamburini e Bo Thidé è riuscito nell’impresa di misurare la rotazione, anche detta spin, del buco nero M87 supermassiccio, come spiegano i ricercatori sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society. L’effetto di torsione della luce è risultato chiaro osservando le onde radio attorcigliarsi a causa del fortissimo campo gravitazionale del buco nero, confermando secondo Tamburini ciò che era già stato previsto otto anni fa, “e cioè che usando nuovi aspetti della relatività generale e della luce è possibile ottenere informazioni sulla rotazione del buco nero dai segnali radio emessi nelle sue vicinanze".

Un’energia tra le più grandi nell’universo

Con 6,5 miliardi di masse solari, il buco nero supermassiccio domina il centro della galassia M87, da cui prende il nome, che è situata a 55 milioni di anni luce dalla Terra, nell’ammasso della Vergine. Il valore dello spin dell’oggetto cosmico è risultato “maggiore anche di decine di miliardi di volte quello dell’energia rilasciata dalle esplosioni di lampi gamma o dalle supernovae innescate dal collasso gravitazionale del loro nucleo”, come spiega Della Valle, secondo cui tale riserva di energia sarebbe tra le più alte mai osservate e “in grado di alimentare la luminosità dei quasar più brillanti per centinaia di milioni di anni”. Si tratta soltanto di una delle prime conseguenze della foto dell’aprile 2019, che ha reso il buco nero visibile, permettendo indagini più approfondite sulla natura e sulle caratteristiche di questi oggetti. 

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