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Trovata acqua nell'atmosfera di un pianeta a 110 anni luce dalla Terra: "Forse abitale"

2' di lettura

Lo svela un team dello University College di Londra, che ha trovato tracce di vapore acqueo nell’atmosfera e temperature non proibitive nel pianeta esterno al Sistema Solare: sarà la base per la futura ricerca di mondi abitabili 

Esattamente come la Terra, anche il pianeta K2-18 b possiederebbe l’acqua, sotto forma di vapore acqueo, e temperature che lo renderebbero un luogo adatto ad ospitare la vita. Il corpo celeste esterno al Sistema Solare, che è distante 110 anni luce e orbita attorno alla nana rossa K2-18, era già noto agli astronomi, ma per la prima volta uno studio realizzato dallo University College di Londra ha evidenziato le caratteristiche che potrebbero permettere lo sviluppo della vita sul pianeta. I risultati della ricerca sono stati pubblicati su Nature Astronomy e rappresenteranno la base per ulteriori studi volti a indagare in modo approfondito la composizione dell’atmosfera di K2-18 b, che potrebbe contenere anche azoto e metano.

K2-18 b, tracce di vapore acqueo nell’atmosfera

Il pianeta K2-18 b era già stato inserito nella lista delle super-Terre esterne al Sistema Solare, studiate proprio per cercare mondi con condizioni paragonabili a quelle terrestri. Le nuove informazioni riguardanti l’atmosfera del corpo celeste sono state ricavate analizzando i dati acquisiti nel 2016 e 2017 dal telescopio spaziale Hubble, gestito da Nasa e Agenzia Spaziale Europea (Esa). Utilizzando degli algoritmi per studiare la luce della vicina stella, K2-18, filtrata dall’atmosfera del pianeta, i ricercatori hanno infine individuato la firma molecolare dell’acqua, così come quelle di idrogeno e elio.

Temperature favorevoli a acqua e vita

Oltre alla presenza di vapore acqueo, a rendere particolarmente promettente K2-18 b è il fatto che il pianeta sia il primo a possedere l’atmosfera tra quelli situati nella cosiddetta ‘zona abitabile’, caratterizzata da temperature che consentono all’acqua di permanere allo stato liquido. Secondo Giovanna Tinetti, che ha fatto parte del team di ricerca, i risultati ottenuti aiutano “a rispondere alla domanda fondamentale: la Terra è unica? La nostra scoperta rende K2-18 b uno dei pianeti più interessanti per gli studi futuri”. In generale, infatti, sono ancora poche le conoscenze sui mondi esterni al Sistema Solare. Di K2-18 b gli astronomi sanno invece che, a dispetto di acqua e temperature sopportabili, il pianeta potrebbe comunque essere più ostile della Terra, visto che la sua stella K2-18, seppur più piccola e fredda del Sole, presenta una grande attività esponendo il corpo celeste a forti radiazioni.

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