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Gli astrofili scoprono un nuovo pianeta sfuggito agli astronomi

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2' di lettura

Si chiama K2-288Bb, è situato all’esterno del sistema solare a 226 anni luce di distanza nella costellazione del Toro e le sue dimensioni sono quasi il doppio di quelle della Terra 

Gli occhi attenti di centinaia di appassionati dello spazio hanno scoperto un pianeta che era sfuggito agli astronomi intenti ad analizzare l’enorme mole di dati raccolta dal telescopio spaziale Kepler della Nasa. Il corpo celeste individuato dagli astrofili si chiama K2-288Bb ed è situato all’esterno del sistema solare a 226 anni luce di distanza nella costellazione del Toro. Le sue dimensioni sono quasi il doppio di quelle della Terra e orbita attorno alla sua stella nella cosiddetta zona abitabile, ovvero a una distanza tale da permettere l’esistenza di acqua allo stato liquido in superficie.

Una scoperta unica nel suo genere

Adina Feinstein, la giovane astrofisica dell’Università di Chicago che ha presentato la scoperta al congresso della Società astronomica americana a Seattle, ha definito il ritrovamento entusiasmante sia per il modo in cui è avvenuto sia per le peculiari caratteristiche del pianeta, dotato non solo di un’orbita temperata, ma anche di dimensioni inusuali. Nel 2017, il team di ricercatori coordinato da Feinstein aveva già ipotizzato l’esistenza del corpo celeste, dopo che l'analisi dei dati di Kepler aveva evidenziato due temporanei affievolimenti della luce emessa dalla stella madre, probabilmente causati dal transito di un pianeta.

Il ruolo degli astrofili

Per confermare la propria ipotesi, il team di ricerca aveva la necessità di individuare un terzo segnale in grado di confermare il transito del pianeta, di cui però non sembrava esserci traccia tra le osservazioni di Kepler. In seguito, gli esperti hanno scoperto che in realtà non erano stati analizzati tutti i dati raccolti dal telescopio: mancavano quelli registrati nei giorni successivi alle manovre di riposizionamento. Dopo aver recuperato le informazioni, il team di Adina Feinstein le ha rilette utilizzando un nuovo software, per poi affidarle a un gruppo di volontari del progetto di citizen science 'Exoplanet explorers'. Gli occhi attenti degli astrofili hanno individuato il tanto atteso terzo segnale. Da quel momento in poi sono avvenute altre osservazioni incociate effettuate con strumenti come il telescopio spaziale Spitzer della Nasa, il telescopio Keck II alle Hawaii e la missione Gaia dell'Agenzia spaziale europea (Esa). Uno studio sull’argomento, coordinato da Adina Feinstein, è in via di pubblicazione sulla rivista The Astronomical Journal. 

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