Tumori, nell'uovo di gallina un laboratorio per riprodurli e studiarli

Sulle cellule tumorali coltivate nell'uovo è stato testato un farmaco veicolato tramite nanoparticelle biodegradabili (foto: archivio Getty Images)
2' di lettura

Al suo interno sarebbe possibile coltivare cellule tumorali prelevate dai pazienti, con l'obiettivo di sviluppare cure anti-cancro personalizzate

Il comune uovo di gallina potrebbe diventare un laboratorio in miniatura in cui riprodurre e studiare i tumori. Lo dimostra un nuovo studio, pubblicato sulla rivista "Scientific Reports" dell'Università di Kyoto, in collaborazione con ricercatori di Stati Uniti, Francia e Arabia Saudita. Al suo interno è possibile coltivare cellule tumorali prelevate dai pazienti, con l'obiettivo, in futuro, di sviluppare cure anti-cancro personalizzate.

Gli esperimenti sull'uovo di gallina

I ricercatori hanno utilizzato un comune uovo di gallina per far crescere cellule umane di tumore dell'ovaio. Quest'ultime sono state impiantate sulla membrana che avvolge l'embrione di pollo di appena dieci giorni. Attraverso la somministrazione dei nutrienti presenti nell'uovo e alle sue difese immunitarie non ancora sviluppate, il tumore si è formato in tre giorni. Si tratta di tempistiche molto brevi se paragonate, ad esempio, a quelle richieste nella sperimentazione sui topi. "Fare lo stesso nel topo - ha spiegato il coordinatore dello studio, Fuyuhiko Tamanoi - avrebbe richiesto settimane. Così possiamo utilizzare questo modello per testare farmaci personalizzati nel giro di una settimana".

Le cure anti-cancro

Le tempistiche ridotte hanno consentito ai ricercatori di testare subito alcuni farmaci attraverso speciali navette: nanoparticelle biodegradabili in silice, delle dimensioni di appena 200 nanometri, ovvero 0,0002 millimetri. Queste navette sono state equipaggiate con un farmaco antitumorale, la "doxorubicina", che è stato testato sul tumore ovarico coltivato nell'uovo di gallina. Le nanoparticelle avrebbero quindi determinato una rapida eliminazione delle cellule tumorali, senza causare effetti collaterali sugli altri organi dell'embrione di pollo, al contrario di quanto successo quando la dose di farmaco è stata somministrata senza essere incapsulata nelle nanoparticelle. Ciò significa che le nanoparticelle sarebbero in grado di prevenire gli effetti collaterali grazie alla loro capacità di colpire in maniera mirata le cellule tumorali.

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