Mani fredde: la colpa è della scarsa massa muscolare

Foto d'archivio (Getty Images)
2' di lettura

Secondo una nuova ricerca dell'Università di Cambridge, il ruolo chiave nei processi di termoregolazione dell'organismo sarebbe svolto dai muscoli e non dal grasso

Le mani fredde, caratteristica che spesso accomuna le donne e i bambini, sarebbe dovuta alla scarsa massa muscolare. A sostenerlo è un nuovo studio dell'Università di Cambridge pubblicato sull'American Journal of Physical Anthropology. Stando ai risultati della ricerca, coordinata dalla dottoranda Stephanie Payne, il ruolo più importante nei processi di termoregolazione sembra essere svolto dai muscoli e non dal grasso, come ritenuto in precedenza.  

Lo studio delle mani

Il gruppo di ricerca, composto da un team di specialisti in antropologia biologica, ha condotto un esperimento descritto come "il primo del genere". Sono stati selezionati 114 volontari di età compresa fra i 18 e i 50 anni, ai quali è stato chiesto di immergere le mani nell'acqua ghiacciata per tre minuti. I ricercatori hanno quindi misurato, grazie ad una telecamera termica, in quanto tempo le estremità così raffreddate ritornavano alla temperatura abituale. Attraverso l'analisi delle composizione corporea dei volontari, hanno potuto osservare che quelli con massa muscolare maggiore erano in grado di scaldarsi prima. "Il nostro corpo - ne deduce Payne - è un sorprendente sistema dinamico che utilizza il muscolo per generare calore utile a mantenere alla giusta temperatura l'intero organismo, mani comprese". La scelta di focalizzarsi sulle mani è stata dettata dalla loro conformazione: il rapporto elevato della superficie rispetto al volume rende più difficile mantenere l'equilibrio termico quando fa freddo.

La risposta nell'evoluzione

Il fatto che le mani siano un punto "termicamente critico" sarebbe provato anche dall'evoluzione. I ricercatori ricordano come ad esempio gli Inuit, popolazione indigena che abita le coste artiche, mostrano periodiche pulsazioni di sangue alle estremità per contrastare il rischio di congelamento. Quest'ultimo è una minaccia concreta, al punto che, fra i meccanismi di adattamento sviluppati da alcune popolazioni delle aree più fredde del pianeta, ci sarebbe anche il fenomeno opposto: la perdita rapida di afflusso di sangue dalle mani allo scopo di conservare il resto del corpo caldo.

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