I vulcani hanno ucciso quasi 300mila persone negli ultimi 500 anni

Nelle scorse settimane la minaccia di eruzione del vulcano Agung, a Bali, ha costretto 134mila persone a lasciare le proprie case (Getty Images)
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Per l’università di Bristol 800 milioni di individui in tutto il mondo vivono in prossimità di crateri attivi. I principali rischi sono dovuti ad eruzioni improvvise ma incidenti si possono verificare anche durante fasi di quiete

Dall’Agung di Bali al Vesuvio in Italia, sono ben 800 milioni nel mondo le persone che vivono all'ombra di un vulcano attivo e che quindi sono potenzialmente in pericolo. Lo rivela uno studio pubblicato sul Journal of Applied Volcanology da un team di ricerca dell’università britannica di Bristol, secondo il quale negli ultimi 500 anni le vittime legate a eventi vulcanici, registrati sia durante le eruzioni che nelle fasi di 'quiete', sono state quasi 300mila. La ricerca, coordinata da Sarah Brown, è stata possibile passando al setaccio i rapporti ufficiali e le cronache del tempo allo scopo di comprendere meglio le potenziali minacce dei vulcani per poter garantire l’incolumità di cittadini, turisti e studiosi.

I rischi principali

Lo studio mostra che i potenziali pericoli sono direttamente proporzionali alla vicinanza con il cratere. Fra i 5 e i 15 chilometri, per esempio, c’è il rischio di rimanere uccisi delle colate di lava, dai gas e della caduta di ceneri. La minaccia maggiore però, stando alle statistiche raccolte dagli scienziati di Bristol, è rappresentata dalle cosiddette 'bombe vulcaniche', ossia le gocce di lava espulse nell'aria, che prima di raggiungere il suolo si raffreddano e si solidificano, diventando dei veri e propri proiettili. Quando invece l’eruzione avviene in mare la prima conseguenza dal quale guardarsi sono gli tsunami causati dalla fuoriuscita della lava. Infine, leggendo lo studio emerge che non bisogna abbassare la guardia nemmeno alla presenza di vulcani dormienti perché possono comunque costituire una minaccia con le loro esalazioni di gas o con i fanghi bollenti.

Uccisi da eruzioni improvvise

Per realizzare lo studio, i ricercatori hanno raccolto tutti i dati disponibili a cavallo tra il 1500 e il 2017, arrivando a contare più di 278mila vittime dovute ad eventi vulcanici, in media circa 540 persone all'anno. La maggior parte dei decessi si sono registrati tra coloro che abitavano in prossimità del cratere, ma sono molti anche i morti tra i turisti, i vulcanologi, i giornalisti e i soccorritori. In generale quasi la metà degli incidenti è stata registrata entro i primi dieci chilometri dal cratere, ma ci sono stati casi in cui le eruzioni hanno provocato la morte di persone che si trovavano fino a un raggio di 170 chilometri. Stando ai dati raccolti dai ricercatori di Bristol nei 517 anni dell’indagine, sono state 561 le vittime totali tra i turisti, molti dei quali sono stati sorpresi da piccole eruzioni o sono incappati in incidenti in periodi di riposo. Nel 2014 in Giappone, ad esempio, l’eruzione improvvisa del vulcano Ontake ha provocato la morte di 57 persone. La lava però, ricordano i ricercatori, non è l’unica causa di morte, come dimostra la famiglia di turisti che ha perso la vita nella Solfatara di Pozzuoli. "L'identificazione di questi gruppi di vittime – ha spiegato sul sito internet dell’università di Bristol Sarah Brown - è fondamentale per migliorare la sicurezza e ridurre il numero di morti legati ad eventi vulcanici". Incedenti che per esempio, secondo la ricercatrice, tra i turisti si potrebbero evitare semplicemente con "restrizioni di accesso, avvertimenti e maggiori istruzioni su come comportarsi".

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