Terremoti: da satelliti indizi per prevederli? Ingv: siamo lontani

Tempéra, frazione dell'Aquila colpita dal sisma del 2009 (Foto: Getty Images)
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Un abbassamento del suolo rilevato vicino all'epicentro del sisma dell'Aquila potrebbe essere legato a una fase preparatoria della scossa. Lo suggerisce uno studio coordinato dall'Ingv che però avverte: "La previsione è un traguardo ancora lontano" 

La premessa è d'obbligo: riuscire a prevedere un terremoto, purtroppo, è ancora un traguardo lontano dall'essere raggiunto. Tuttavia grazie alle rilevazioni dei satelliti, in futuro, potrebbero cominciare ad arrivare degli strumenti utili in questa direzione. A suggerirlo è una ricerca coordinata all'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) pubblicata sulla rivista Scientific Reports.

Un aiuto dai satelliti

Grazie ai satelliti, gli scienziati hanno rilevato circa tre anni prima del terremoto dell'Aquila del 6 aprile 2009 un abbassamento del suolo di un centimetro e mezzo in un'area vicina alla zona dell'epicentro. Questo elemento, spiegano, potrebbe essere legato a una fase preparatoria del terremoto. Le nuove tecniche di rilevazione satellitare sono in grado di misurare le deformazioni della superficie terrestre, aggiungono, e potrebbero fornire informazioni utili sulla probabilità che si verifichi un evento sismico in una determinata zona.

L'Aquila caso studio

La ricerca, coordinata da Marco Moro dell'Ingv e condotta in collaborazione con le università di Cassino e L'Aquila, è iniziata nel 2011 e si basa sulle immagini radar rilevate dai satelliti. Queste indicano che la deformazione del suolo in due bacini nell'area dell'epicentro del terremoto del 2009 è stata causata dal progressivo abbassamento del falde acquifere, a sua volta determinato dallo spostamento dei fluidi nelle fratture formate nella roccia.

La formazione di queste fratture è nota da tempo agli studiosi e i satelliti hanno permesso di escludere altre cause dello spostamento del suolo. Si è deciso così di applicare queste conoscenze a forti terremoti già avvenuti e in contesti geologici diversi per constatare se il fenomeno potrà essere osservato e misurato in maniera analoga. Solo in questo modo, afferma Moro, autore principale dello studio, "l'osservazione dell'andamento nel tempo delle deformazioni, in zone sismicamente attive, potrebbe in un prossimo futuro rappresentare un utile strumento di previsione di eventi sismici con successiva attivazione di interventi per la mitigazione del rischio sismico".

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