Aids, conferenza ad Amsterdam: allarme per mancanza finanziamenti

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Oltre 15mila tra ricercatori, militanti e ospiti - tra cui il principe Harry - si sono ritrovati all’annuale raduno per tracciare un bilancio della lotta alla pandemia. Rischi in futuro per carenza di fondi ma anche buone notizie per nuove scoperte

Ricercatori, militanti, associazioni, responsabili politici. Dal 23 al 27 luglio, 15mila persone si riuniscono ad Amsterdam per la 22esima conferenza annuale sull’Aids, quest’anno dal tema "Rompere barriere, costruire ponti” per richiamare l'attenzione, spiegano gli organizzatori, "sulla necessità di approcci basati sui diritti per raggiungere in modo più efficace le popolazioni chiave nelle regioni dove crescono le epidemie". Tra gli ospiti di questa edizione, nella giornata inaugurale, anche il principe Harry.

I numeri dell’Aids

L’appuntamento serve per presentare i risultati delle ultime ricerche, i numeri del virus e il bilancio della lotta alla pandemia: ad oggi nel mondo 36,9 milioni di persone vivono col virus dell'Hiv - che potrebbe successivamente aggravarsi in Aids/Sida - e per la prima volta dall'inizio del secolo il numero di infezioni è in diminuzione, inferiore alla soglia del milione (da 990mila nel 2016 a 940mila nel 2017). Nel mentre, è aumentato il numero di malati che hanno avuto accesso a cure.

L’allarme per la mancanza di fondi

Dai Paesi Bassi è già arrivato un avvertimento degli esperti sulla mancanza di fondi a disposizione. Per Onusida (Agenzia Onu per la lotta all'Aids) servono almeno 7 miliardi in più l'anno per impedire un aggravarsi dell'epidemia e arginarne la minaccia sulla salute pubblica alla scadenza stabilita del 2030. "La mancanza di finanziamenti unita al rischio di nuove infezioni in Paesi dalla forte crescita demografica - come in Africa - rappresenterebbe una grave crisi e si potrebbe perdere il controllo sull'epidemia", ha avvertito Mark Dybul, ricercatore americano, ex dirigente del Fondo mondiale di lotta all'Aids. La comunità dei ricercatori e il mondo delle associazioni temono soprattutto un calo dei finanziamenti Usa, come annunciato dal presidente Donald Trump, anche se per ora non è stato formalizzato dal Congresso. Alla luce della carenza di finanziamenti, nel 2019 in Francia si terrà una conferenza per la ricostituzione del Fondo mondiale di lotta all'Aids.

Infettivologo: rischio ripresa epidemia se stop a cure

Da Amsterdam arriva anche il monito di Massimo Galli, presidente della Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali (Simit): "C'è il rischio, soprattutto in Africa e nell'Europa dell'Est, di una forte ripresa dell'epidemia di Hiv-Aids se si continuerà ad abbassare la guardia, come sta oggi accadendo in varie realtà, e si interromperà la disponibilità delle terapie contro l'infezione, anche a causa del calo dei finanziamenti mirati a questo scopo”. Secondo l’esperto, “questo congresso porrà l'accento proprio sulla sottovalutazione del pericolo in vari Paesi: l'epidemia da virus Hiv ha infatti dato segno di poter essere tenuta sotto controllo solo a patto che venga garantita la terapia adatta, ma se si smette di trattare l'infezione allora questa riprenderà a diffondersi, come già sta accadendo in varie aree”.

Gli obiettivi

Il primo traguardo nella lotta alla pandemia - noto come "90-90-90" - è fissato per il 2020. Tra soli due anni si punta ad avere il 90% delle infezioni da Hiv diagnosticate, il 90% dei positivi all'Hiv in trattamento antiretrovirale, il 90% di queste ultime con carica virale soppressa. Un triplo obiettivo che, secondo gli esperti, sarà difficile da raggiungere a causa della disparità dei progressi registrati e della lentezza di alcune aree del globo, in particolare in Africa occidentale e centrale, Asia centrale e Europa dell'Est.

Le note positive

Una nota di ottimismo è rappresentata dall’esito delle ultime ricerche che hanno dimostrato l'equazione tra non diagnosticabile e non trasmissibile (campagna U=U, undetectable uguale untrasmitible). "Vuol dire che una persona che vive con l'Aids ed è sotto cura riesce a sopprimere il virus così tanto nel proprio sangue che non compare più alle analisi. In tal caso la persona gode di buona salute e non potrà più trasmettere il virus" ha spiegato Bruce Richman, esponente della “Prevention Access Campagn”.

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