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Batterio New Delhi: cos'è, i sintomi e come si può trasmettere

Superbatterio New Delhi, 30 morti sospette in Toscana per infezione (11/9/2019)

4' di lettura

Protagonista di un allarme sanitario in Toscana, è un enzima prodotto da alcuni particolari batteri presenti nell’intestino, i quali hanno la potenzialità di annullare l’effetto di numerose tipologie di antibiotici 

Fino a poco tempo fa in Italia la presenza del batterio New Delhi (in gergo medico NDM) era stata riportata solo in casi isolati e sporadici. NDM, come riporta l’Agenzia Regionale di Sanità della Toscana, è l’acronimo di ‘New Delhi Metallo beta-lactamase’, ovvero un enzima prodotto da alcuni particolari batteri presenti nell’intestino, i quali hanno la potenzialità di annullare l’effetto di numerose tipologie di antibiotici. Si tratta dunque di un recente meccanismo di antibiotico-resistenza, sviluppato da batteri normalmente presenti nella flora intestinale umana che possono diventare virulenti in seguito all’esposizione prolungata a determinati antibiotici. La capacità di resistere agli antibiotici rende così pericolosi questi batteri, soprattutto in pazienti già colpiti da gravi patologie o immunodepressi.

Il primo caso nel 2008

Il gene induce i batteri a produrre un enzima chiamato carbapenemasi. Infatti, tra i farmaci che vengono resi inefficaci dal batterio, ci sono proprio i carbapenemi, classe di antibiotici utilizzati spesso dagli specialisti in caso di infezioni gravi. Il nome deriva dalla prima identificazione, nel 2008, di questa proteina in un cittadino svedese che era stato precedentemente ricoverato in India, a New Delhi. Proprio la Toscana è stata protagonista di un allarme sanitario dettato dalla presenza di questo batterio. Tra il novembre 2018 e il 31 agosto 2019, infatti, avrebbe causato 31 morti  anche se, come riporta l'Ansa citando fonti interne della Regione, al momento non ci sarebbe una connessione diretta con la presenza del batterio. Comunque a raccontare i dettagli legati a NDM è stata per l'appunto l’ARS della Toscana, che ha parlato di un monitoraggio, fino al 31 agosto, che ha portato a identificare 708 pazienti ricoverati negli ospedali e portatori del ceppo batterico. Su queste persone sono state già applicate misure igieniche di contenimento.

Una concentrazione specifica

Proprio a partire da novembre 2018 è stata riscontrata in Toscana, in particolare nell’area nord-occidentale della regione, una diffusione significativa del batterio, che è stata oggetto anche di un’indagine dell’ECDC, l’European Centre for Disease Prevention and Control. Stando ai dati riscontrati dagli specialisti i batteri produttori di NDM sono stati identificati nel sangue di pazienti ricoverati con patologie gravi e confermati anche da alcuni specifici test molecolari. In tutto, tra la fine del 2018 e il 31 agosto 2019 i batteri NDM sono stati isolati in Toscana nel sangue di 75 pazienti. I casi sono risultati letali nel 40% dei pazienti con sepsi (termine che in caso di malattia sistemica, indica la risposta dell'organismo all'invasione di tessuti, fluidi o cavità corporee normalmente sterili da parte di microrganismi patogeni o potenzialmente patogeni) percentuale paragonabile alla letalità per questa condizione causata da altri batteri resistenti agli antibiotici carbapenemici.

Come si diffonde

Un approfondimento al tema lo ha dedicato la rivista britannica ‘Medical News Today’ secondo cui non tutti i soggetti che entrano in contatto con batteri resistenti ne diventano poi portatori e solo una bassa percentuale dei soggetti portatori potrà contrarre poi un'infezione. NDM ha poi un alto rischio di diffusione tra le strutture sanitarie e la presenza di un focolaio in una zona altamente turistica, come può essere la Toscana, può anche portare ad un elevato rischio di trasmissione. Anche l’ARS della Toscana scrive che la diffusione dei batteri NDM ha riguardato numerosi ospedali, nella maggior parte dei casi si è trattato di colonizzazioni, ma si sono verificati anche casi di infezioni gravi in pazienti già compromessi. Secondo gli esperti questi batteri, che normalmente fanno parte della flora intestinale umana, possono trasmettersi per contatto. La mancata osservanza di corrette pratiche di igiene, come la detersione delle mani da parte degli operatori sanitari negli ambienti ospedalieri, può anche essere un’altra causa di trasmissione del batterio.

I sintomi

Di solito l’infezione da NDM si manifesta come tante altre altre infezioni sistemiche. I principali sintomi dell’infezione sono la febbre, l’infezione del tratto urinario, eruzione cutanee improvvise, dolori al torace, polmonite, problemi neurologici e in determinati casi anche disturbi gastrici e artriti.

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