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Alzheimer, una dieta ricca di sale può favorirne l'insorgenza

3' di lettura

Uno studio dei ricercatori della Weill Cornell Medicine di New York ha scoperto che assumere troppo sale può favorire il deterioramento cognitivo influenzando la proteina tau, collegata all'insorgenza della malattia 

Una dieta ad alto contenuto di sale può favorire il deterioramento cognitivo influenzando la proteina tau, collegata all'insorgenza del morbo di Alzheimer. A sostenerlo sono i ricercatori della Weill Cornell Medicine di New York, che hanno approfondito questo aspetto all’interno di uno studio, effettuato sui topi e pubblicato sulla rivista Nature. Stando ai risultati ottenuti dagli specialisti una dieta ad alto contenuto di sale può influire negativamente sulla funzione cognitiva causando una carenza dell'ossido nitrico, che è vitale per una corretta vascolarizzazione del cervello. Quando i livelli di quest’ultimo sono troppo bassi, si possono verificare cambiamenti chimici nella proteina tau, agevolando l’insorgenza della demenza.

La connessione tra consumo di sale e demenza

Nel loro studio, i ricercatori hanno cercato di comprendere le motivazioni che mettono in connessione il consumo di sale e la possibile insorgenza della demenza e hanno concluso che limitare l'assunzione di sale e mantenere sani i vasi sanguigni nel cervello può evitare questa possibilità. L’attenzione, dicono gli esperti, va posta sull'accumulo di depositi di tau, implicato nello sviluppo della malattia di Alzheimer nell'uomo. "Il nostro studio fornisce anche ulteriori prove di un legame tra le abitudini alimentari e la qualità della funzione cognitiva", ha detto l'autore principale dello studio, il dottor Giuseppe Faraco.

Uno studio precedente

Già nel 2018, uno studio che ha coinvolto gli specialisti dell’istituto americano, aveva scoperto che una dieta ricca di sale causa demenza nei topi. Alla fine dei lavori, era stato osservato che i roditori non riuscivano a completare attività quotidiane come costruire le tane e hanno dimostrato problemi a superare alcuni test di memoria. Il team di ricerca aveva stabilito dunque che una dieta ad alto contenuto di sale aveva causato il rilascio delle molecole di interleuchina-17 (IL-17), che favorisce l'infiammazione come risposta immunitaria del corpo. L'IL-17, una volta entrato nel flusso sanguigno, ha impedito alle cellule delle pareti dei vasi sanguigni di alimentare il cervello con la produzione di ossido nitrico. Questo composto agisce rilassando e allargando i vasi sanguigni, permettendo al sangue di fluire ma se è carente può limitare il flusso sanguigno.

Il focus sulla proteina tau

Ma l’analisi è stata ripresa e approfondita, puntando l’attenzione sulla proteina tau, la quale fornisce la struttura per l'impalcatura dei neuroni, detta citoscheletro, che aiuta a trasportare sostanze nutritive per il cervello. "Se la tau diventa instabile e fuoriesce dal citoscheletro può provocare dei problemi", hanno detto i ricercatori, perché una volta staccatasi, la proteina può accumularsi nel cervello, causando problemi cognitivi. E per esplorare ulteriormente l'importanza della tau nella demenza, i ricercatori hanno somministrato ai topi una dieta ricca di sale e limitato il flusso sanguigno al cervello con un anticorpo specifico. Nonostante il flusso sanguigno limitato, i ricercatori hanno osservato un’attività cognitiva regolare nei roditori. "Questo ha dimostrato che ciò che realmente influisce sull’insorgenza della demenza è la tau e non la mancanza di flusso sanguigno", hanno concluso gli specialisti.  

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