Giornata mondiale contro la malaria: "Pronti a batterla"

La zanzara veicolo della malaria: la malattia può portare alla morte in pochi giorni (Ansa)
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Lo slogan scelto per il 25 aprile 2018 è "Ready to beat malaria". La malattia causa 450mila morti l'anno, la maggior parte dei quali bambini sotto i 5 anni. Obiettivo dell'Oms è ridurla del 90% entro il 2030

Ready to beat malaria, pronti a battere la malaria. Con questo slogan, che è già diventato un hashtag e segue quello dello scorso anno "Una spinta per la prevenzione" ("A push for prevention"), l'Organizzazione mondiale della sanità si prepara alla Giornata che punta a sensibilizzare l'opinione pubblica nei confronti di una malattia che nel 2016 ha ucciso circa 445mila persone nel mondo.

L'impegno globale e il caso italiano

Come ricorda l'Oms nella pagina dedicata al Wold Malaria Day, il tema scelto nel 2018 "sottolinea l'energia collettiva e l'impegno della comunità internazionale per l'obiettivo comune di un mondo libero dalla malaria". Energia e impegno che - secondo il report 2017 dell'Organizzazione - si traducono in 2,7 miliardi di dollari (circa 2,2 miliardi di euro) di risorse investite per combattere una malattia che viene contratta nella quasi totalità dei casi attraverso la puntura di una zanzara femmina del genere Anopheles. Lo scorso anno ha destato particolare allarme anche nel nostro Paese - dove è stata dichiarata debellata nel 1970 ma in cui si registrano oltre 700 casi l'anno (nulla in confronto ai circa 215 milioni di individui infettati a livello globale) - dopo che una bambina di 4 anni di Trento è deceduta all'ospedale di Brescia proprio a causa della malaria.  

La malaria causa di morte tra i bambini

Charlie Webster, ex presentatrice di Sky Sports, è una "sopravvissuta": oltre che prevenibile, se riconosciuta in tempo la malattia è infatti curabile con i farmaci antimalarici. Su Twitter, con l'hashtag "ReadyToBeatMalaria", è visibile un video del marzo scorso di un viaggio della Webster in Uganda, uno dei Paesi più colpiti dalla malaria, per dare il suo contributo alla lotta alla malattia. Lotta nella quale - ricorda l' Organismo di volontariato per la cooperazione internazionale (Ovci), che dal 1982 si occupa di progetti di sviluppo nel Terzo Mondo - "negli ultimi decenni sono stati fatti passi da gigante, anche se ancora non esiste un vaccino". Soprattutto nell'Africa sub-sahariana e nel Sud-est asiatico, la malaria continua a essere una delle prime cause di morte tra i bimbi sotto i 5 anni (che sono il 78% delle vittime globali, il 90 per cento delle quali si registra nel continente africano): praticamente ne muore uno ogni due minuti.

I sintomi della malaria: il principale è la febbre

È la febbre il sintomo chiave della malaria. Come ricorda il sito "Farmaco e Cura", ad accompagnare la febbre possono manifestarsi mal di testa, nausea e vomito, dolori (soprattutto a schiena e pancia), un ingrossamento anomalo della milza e del fegato, tachicardia e delirio come conseguenza della febbre alta. Se la malattia arriva a colpire i reni, la quantità di urina prodotta può essere scarsa; se arriva al cervello si possono avere convulsioni. Nella sua forma più grave può risultare fatale nel giro di poche ore o qualche giorno al massimo. La diagnosi, in ogni caso, avviene soltanto attraverso specifiche analisi del sangue.

Mortalità dimezzata in 15 anni

I "passi da gigante" citati dall'Ovci ci sono stati: negli ultimi 15 anni - scrive il Cesvi - la mortalità per malaria è stata dimezzata, l’accesso ai farmaci è aumentato e più di 6 milioni di vite sono state salvate grazie alle attività di prevenzione e cura. L’obiettivo dichiarato dell’Oms è quello di ridurre la malattia del 90% entro il 2030. "Le morti per malaria sono prevenibili – ricordava Giacomo Guerrera, presidente di Unicef Italia, in occasione di un passato World Malaria Day – dipende da tutti noi – governi, comunità internazionale, operatori sanitari o donatori – mettere in atto le misure per sconfiggere questa devastante malattia un volta e per tutte". Malattia che, oltre al pesante costo umano, ha anche un risvolto economico: eliminarla - ricorda sempre il Cesvi - potrebbe far risparmiare ai soli paesi dell'Africa sub-sahariana 270 milioni di dollari l'anno.  

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