Dal Politecnico di Zurigo neo artificiale per la diagnosi dei tumori

Il sistema consiste in un impianto sotto cutaneo di cellule umane geneticamente modificate (foto: archivio Getty Images)
3' di lettura

È formato da cellule geneticamente modificate che, impiantate sotto la cute, si scuriscono quando rilevano livelli anomali di calcio nel sangue

Un nuovo strumento per la diagnosi preoce dei tumori potrebbe presto arrivare dalla Svizzera. I ricercatori del Politecnico federale di Zurigo (Eth) di Basilea hanno progettato un sistema formato da cellule geneticamente modificate che, impiantate sotto la cute, si scuriscono disegnando un neo quando rilevano livelli anomali di calcio nel sangue, segnalando così l'evoluzione della malattia. I risultati dello studio, pubblicati sulla rivista "Science Translational Medicine", potrebbero aprire la strada ad una nuova generazione di sensori da impiantare nell'organismo allo scopo di monitorare molecole spia anche di altre patologie, come quelle neurodegenerative.

Come funziona il sistema

Il sistema progettato dai ricercatori svizzeri consiste in un impianto sotto cutaneo di cellule umane geneticamente modificate che funzionano da sensori per monitorare il livello di calcio nel sangue. Quando i livelli si mantengono troppo alti nel tempo, nelle cellule avviene una reazione che porta alla produzione di un pigmento naturale, la melanina, che va a disegnare il neo. Questa sorta di  tatuaggio biotech, secondo gli esperti, può contribuire a monitorare il calcio in quel 10-15% dei malati di tumore che sviluppa ipercalcemia. "Questo problema, che può mettere a rischio la vita dei pazienti - ha detto l'oncologo Giuseppe Curigliano, dell'Università di Milano e direttore della Divisione Nuovi Farmaci dell'Istituto Europeo di Oncologia (Ieo) - è provocato dalle metastasi che demoliscono l'osso liberando calcio nel sangue. Grazie al tattoo biomedicale potremmo finalmente riconoscerlo e trattarlo prima che compaiano gravi sintomi come aritmie cardiache, insufficienza renale e coma". Il sistema è stato sperimentato sugli animali e ha dimostrato di funzionare nelle quattro forme di tumore più comuni: colon, polmone, prostata e mammella. Anche se ci potrebbero volere almeno dieci anni perchè si possa sperimentare sull'uomo, si tratta comunque, secondo Curigliano, di un "incredibile passo in avanti".

Le prospettive dello studio

In futuro, secondo i ricercatori, questo sistema potrebbe contribuire a rilevare anche i cambiamenti nel livello di calcio legati a patologie diverse dai tumori, come l'insufficienza renale. O ancora, potrebbe essere riprogettato per scoprire anomalie del sangue dovute a patologie neurodegenerative o disordini ormonali. "Sarebbe fantastico - ha aggiunto Curigliano - se si riuscisse a ingegnerizzare le cellule in modo da rilasciare al bisogno molecole terapeutiche, invece che melanina". I prossimi passi dello studio, però, saranno improntanti al migliormanento di questo prototipo che, al momento, sembra avere una durata di un solo anno.

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