Ricerca correla smog e fibrosi polmonare idiopatica

In Italia sono 19mila le persone affette da fibrosi polmonare idiopatica (archivio Getty Images)
3' di lettura

Un'indagine pubblicata sull'European Respiratory Journal ha evidenziato il possibile legame fra particolari sostanze inquinanti e la rara patologia che in Italia colpisce 19mila pazienti

L'inquinamento da traffico potrebbe incidere attivamente nello sviluppo della fibrosi polmonare idiopatica (Ipf), una rara malattia respiratoria molto diffusa in Italia. È quanto riporta uno studio condotto dai ricercatori del Centro Studi Sanità Pubblica dell'Università di Milano-Bicocca e dell'Unità Operativa di Pneumologia dell'Ospedale San Giuseppe di Milano, Gruppo MultiMedica, in collaborazione con l'Università di Harvard.

L'associazione fra smog e malattia

L'indagine medica, pubblicata sull'European Respiratory Journal, è stata condotta su oltre 2mila nuovi casi di Ipf registrati in Lombardia fra il 2005 e il 2010. Gli studiosi italiani hanno valutato la relazione fra l'insorgenza della malattia e l'esposizione cronica dei soggetti affetti a particolato atmosferico PM10, biossido di azoto e ozono. Secondo quanto riporta la ricerca, sarebbe emersa un'associazione fra lo sviluppo della patologia e l'aumento nell'aria del biossido di azoto, il gas prodotto dagli scarichi dei motori. "Il nostro studio, per la prima volta, mostra che lo smog è associato all'insorgenza di fibrosi polmonare idiopatica", hanno detto Sergio Harari, direttore dell'Unità Operativa di Pneumologia dell'Ospedale San Giuseppe di Milano e Giancarlo Cesana, direttore del Centro Studi Sanità Pubblica dell'Università di Milano-Bicocca. Secondo Harari, lo studio avrebbe permesso di osservare come come i soggetti esposti a una concentrazione più alta di biossido di azoto abbiano un rischio maggiore di sviluppare Ipf.

Il pericolo legato al biossido di azoto

Una delle scoperte più significative riguarda proprio le tre sostanze prese in esame. Mentre per PM10 e ozono non sono emerse associazioni significative, i dati hanno evidenziato che se il livello di esposizione cronica al biossido di azoto si alza di 10 microgrammi per metro cubo, l'incidenza di fibrosi polmonare idiopatica aumenta tra il 4,25% e l'8,41%. Percentuali queste che potrebbero aumentare ulteriormente se i livelli di biossido di azoto superano i 40 microgrammi per metro cubo. In sintesi, lo studio suggerisce che l'inquinamento da traffico potrebbe svolgere un ruolo nello sviluppo della fibrosi polmonare idiopatica. "Le stime di questa associazione sono marginalmente significative e quindi necessitano di essere confermate tramite ulteriori studi", hanno concluso i ricercatori.

In Italia affette 19mila persone

La fibrosi polmonare idiopatica è la malattia respiratoria rara più frequente nel nostro Paese dove ne sono affetti circa 19mila pazienti. La patologia è caratterizzata dalla sostituzione del tessuto polmonare sano con tessuto cicatriziale, come se il polmone innescasse un alterato meccanismo riparativo a uno stimolo esterno, come l'inquinamento. La malattia colpisce prevalentemente gli uomini, in particolare gli over 60, i fumatori e gli ex fumatori. I suo sintomi classici sono tosse secca e mancanza di fiato sempre più marcata che spesso, avvisano i medici, vengono confusi con manifestazioni di bronchite cronica. Solo una diagnosi precoce permetterebbe di intervenire con le giuste terapie. Purtroppo la mortalità per la fibrosi polmonare idiopatica resta tutt'ora più alta di quella legata a molti tumori. I meccanismi che portano alla formazione di Ipf non sono ancora completamente conosciuti, ma si ritiene siano coinvolti sia fattori genetici che ambientali.

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