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Pompei e Santorini nell'eternità: mostra alle Scuderie del Quirinale

I titoli di Sky Tg24 delle ore 13 del 10/10

3' di lettura

Gli oggetti d’arte e i reperti archeologici della civiltà di Pompei e di quella greca di Akrotiri potranno essere ammirati dai turisti nel museo romano fino al 6 gennaio 2020 

A partire da domani e fino al 6 gennaio 2020, le Scuderie del Quirinale ospiteranno una mostra dedicata alle tragiche somigliane tra due grandi civiltà del passato: quella di Pompei e quella greca di Akrotiri, cancellate e, al tempo stesso, consegnate all'eternità della storia umana dalla furia di un vulcano.

Il contenuto e il percorso della mostra

All'interno del museo romano regneranno dramma e meraviglia, fascino e terrore, storie di uomini e di pensieri che, nel corso dei secoli, non hanno smesso di affascinare, spaventare e far riflettere. La mostra punta a trasformare le Scuderie in una specie di macchina del tempo, in un percorso puntellato da oltre 300 oggetti d’arte e d’archeologia, alcuni dei quali inediti (come l’enorme cassaforte della villa di Oplontis o lo scheletro del fuggiasco ritrovato a Pompei nel 2017). E poi le strabilianti pitture parietali, gli arredi e le suppellettili raffinatissime di Akrotiri, la fiorente capitale dell’isola di Thera (l’antica Santorini) sepolta nel 1.613 a.C., ossia quasi mille e settecento anni prima di Pompei, da un’eruzione vulcanica dieci volte più violenta di quella che inghiottì la colonia romana. La sola differenza tra le due civiltà è che ad Akrotiri non sono stati ritrovati corpi e gioielli: chiaro segno che la popolazione fece in tempo a scappare e forse mettersi in salvo.

Turner, L'eruzione delle Souffrier Mountains (ANSA)

Spazio agli artisti

La mostra lascerà inoltre spazio agli artisti che si sono ispirati a questi tragici eventi: le atmosfere tenebrose dei paesaggi di William Turner, il Vesuvio pop di Andy Warhol, la Ginestra di Leopardi, la Ricerca del tempo perduto di Proust, le sculture di Alviero Martini, l’esplosione dei colori di Guttuso, il nero senza appello di Damien Hirst.
In un connubio tra gli scavi di Pompei e gli studi più recenti sul sito greco (cominciati nel 1967), il percorso parte a ritroso proprio dalla civiltà romana: mosaici e affreschi, alcuni mai visti, con i loro originali colori (come la Venere con eroe che era sulla via dell’Abbonandanza) ricostruiscono l’ingresso di una domus. I calchi dei corpi mantengono fisso il pensiero sulla fine tragica di quelle vite. Si potranno poi osservare i gioielli in oro, lo strepitoso servizio da tavola in argento di Moreigne. Al piano di sopra invece è di scena Akrotiri, con il vasellame decorato, dipinti parietali, un tavolino intagliato che pare uscito da un salotto borghese dell’Ottocento. Nell'ultima sala dedicata a Pompei, infine, lo scheletro del fuggiasco adagiato in terra, insieme al masso che gli strappò la testa.

Il direttore del Parco di Pompei: "Progetto di ricerca comune"

Massimo Osanna, direttore del Parco di Pompei che ha promosso e curato il progetto insieme al collega greco Demetrios Athanasoulis (che guida l'Eforia delle Antichità delle Cicladi), è orgoglioso di presentare l’opera al ministro italiano Dario Franceschini e alla ministra greca Lina Medoni (entrambi entusiasti della mostra che rappresenta un primo passo di un’azione comune in Europa).
"Non è una mostra di cassetta pensata per stupire, ma piuttosto un progetto di ricerca comune, fortemente voluto, perché siamo convinti che non ci possa essere tutela e tanto meno valorizzazione se non si coltiva la ricerca", il commento di Osanna.

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