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Morì dopo trapianto a Roma: archiviata indagine a Milano

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Il giudice ha accolto la richiesta del PM, Francesco De Tommasi, e ha respinto l'istanza di opposizione all'archiviazione avanzata dai familiari dell'uomo

Il Gip di Milano, Anna Calabi, ha archiviato l'indagine a carico di cinque medici, due del San Raffaele e tre del San Camillo, sulla morte di un 60enne cardiopatico avvenuta nel settembre 2017 all'ospedale San Camillo di Roma, dopo il trapianto di cuore, prelevato a un 48enne milanese e inviato d'urgenza dal San Raffaele. Il giudice ha così accolto la richiesta del PM, Francesco De Tommasi, e ha respinto l'istanza di opposizione all'archiviazione avanzata dai familiari dell'uomo.

Le motivazioni del Gip

Non è "ravvisabile - scrive il Gip - alcuna responsabilità a carico degli indagati che avevano compiuto una valutazione corretta di idoneità e avevano svolto il difficile intervento assicurando ogni manovra per scongiurare l'evento morte". Il giudice ha sottolineato che l'intervento a cui fu sottoposto l'uomo "era particolarmente complesso per le condizioni generali del paziente che avrebbe ricevuto l'organo" e che "i medici avevano compiuto tutte le manovre e tutti gli esami necessari per assicurare l'ottimale riuscita" della delicata operazione. "E' stato corretto - aggiunge il Gip - ritenere idoneo avviare le procedure per un trapianto e procedere all'intervento", anche perché, come era emerso dalla cartella clinica, "se non si fosse sottoposto a trapianto la prognosi appariva gravata dal 70 per cento di probabilità di morte, quindi molto elevata". Contro il provvedimento, annunciano i legali della famiglia, verrà presentato ricorso per Cassazione e "valuteremo - spiegano gli avvocati - se presentare una autonoma denuncia alla Procura di Roma alla luce dei risultati emersi durante le consulenze di parte".

La consulenza tecnica

De Tommasi, del Pool Ambiente Salute Lavoro, coordinato dal procuratore aggiunto, Tiziana Siciliano, aveva chiesto l'archiviazione sulla base di una consulenza tecnica da lui disposta, secondo la quale il "rischio di esito sfavorevole" dell'intervento fosse da considerarsi "standard". Non solo il donatore "rientrava nei criteri di idoneità", ma la morte del ricevente sarebbe dovuta a una "insufficienza d'organo primaria (...) tutt'altro che infrequente dopo un trapianto cardiaco". Sono dello stesso avviso i difensori degli imputati.

Gli avvocati

L'avvocato Jean Paule Castagno, legale dei medici del San Raffaele, ha commentato: "Il giudice ha riconosciuto quanto sostenuto sia dalla consulenza della Procura sia nostra e, cioè che da tutti gli accertamenti fatti è emersa l'idoneità del cuore". Gli avvocati Loredana Vivolo e Mario Murano, che rappresentano i familiari dell'uomo deceduto, hanno invece sempre insistito per la prosecuzione dell'inchiesta ritenendo "più che fondata" l'ipotesi di omicidio colposo e, in più, hanno chiesto la trasmissione degli atti ai magistrati della capitale, a loro avviso, i soli competenti a indagare.

Data ultima modifica 11 febbraio 2019 ore 17:45

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