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"Sardine", chi sono gli ideatori del flash mob contro Salvini e perché si chiamano così

3' di lettura

Quattro ragazzi, amici ed ex coinquilini, hanno organizzato la contromanifestazione di Bologna, portando in Piazza Maggiore 15mila persone. Mattia Santori, 32 anni, ideatore del gruppo: “Nessuna bandiera politica”. Ma da destra insinuano legami con la sinistra emiliana

Andrea, Giulia, Mattia e Roberto. Quattro amici, poco più che trentenni, e “insonni”, come si definiscono. Sono loro ad aver portato a Bologna, in piazza Maggiore, 15mila “sardine” (ma secondo alcuni osservatori anche di più, qui le foto) per sfidare in contemporanea Matteo Salvini, che giovedì 14 novembre ha lanciato dal palco del Paladozza la candidatura di Lucia Bergonzoni alla presidenza della regione Emilia-Romagna.

Chi sono

L'ideatore è Mattia Santori, 32enne laureto in Scienze Politiche e istruttore di frisbee. È stato lui a mandare un messaggio agli altri tre amici, conosciuti ai tempi dell’università (abitavano insieme nella stessa casa). “L’idea mi è venuta perché non riuscivo a dormire”, ha raccontato al Resto del Carlino. Ha visto che Salvini e Bergonzoni avevano organizzato la serata al Paladozza e ha pensato di portare in piazza l’altra faccia di Bologna. Quella che non vota Lega. Ad aiutarlo gli ex coinquilini: Andrea Garreffa, 30 anni, guida turistica; Roberto Morotti, 31 anni, ingegnere impegnato nel riciclo; Giulia Trappoloni, 30 anni, fisioterapista.

Da sinistra: Mattia Sartori, Giulia Trappoloni, Roberto Morotti ed Andrea Gerreffo

Com’è nata l’idea

“Volevamo essere almeno uno in più di loro, la mattina dopo ci siamo sentiti e abbiamo organizzato tutto velocemente”. Obiettivo raggiunto, anzi superato. Il Paladozza può contenere poco meno di 6mila persone. Dal gruppo Facebook “6.000 sardine contro Salvini” è partita l’organizzazione del flash mob che, anche tramite volantini, telefonate e passaparola, ha portato in Piazza Maggiore più di 15mila persone.

La scelta del nome

E il nome “sardine” da dove nasce? “Volevamo dare un messaggio: staremo stretti come le sardine, perché saremo in tanti”. E poi il simbolo: un pesce silenzioso, contrapposto agli urlatori dei comizi. Niente bandiere di partiti, nessun altro simbolo: solo quello delle sardine. L’immagine di Piazza Maggiore vista dall’alto ha fatto il giro del web e il messaggio delle “sardine” è andato oltre Bologna. In altre città infatti si stanno organizzando gruppi per replicare il successo dell’iniziativa. Tra queste Modena, e poi Firenze.

Le critiche

Non solo apprezzamenti per il gruppo delle sardine. Se da sinistra in tanti hanno applaudito lo spirito movimentista del gruppo, non sono mancate da destra le polemiche e le frecciatine. Dalla Lega, infatti, qualcuno ha insinuato che dietro quella che si definisce un’iniziativa apartitica ci sia invece la spinta di qualche esponente politico molto vicino all’area rossa emiliana. I giornali di destra hanno rincarato la dose, facendo leva sulle simpatie a sinistra sventolate su Facebook dai membri del quartetto, a partire da Mattia Santori. “Abbiamo chiesto a tutti da subito di slegare questo evento da ogni bandiera politica”, si difendono gli organizzatori. E in un post pubblicato su Facebbok hanno aggiunto: "Siamo partiti dal basso che più basso non si può. E per questo siamo vulnerabili. I nostri avversari lo sanno e hanno già attivato la macchina del fango".

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