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Decretone su reddito di cittadinanza e quota 100: cosa prevede

10' di lettura

Le regole fissate dal testo bandiera del governo guidato da M5s e Lega sul beneficio per chi è disoccupato e in materia pensionistica. Conte ai sindacati: tavolo tecnico al ministero sulle due misure

Il testo del decreto legge che contiene reddito di cittadinanza e quota 100 è suddiviso in due titoli (uno dedicato al Rdc, l’altro alle pensioni) e in 27 articoli (L'ANNUNCIO DI CONTE). Il Rdc è definito "una misura di contrasto alla disuguaglianza e all’esclusione sociale volta a garantire il diritto al lavoro e a favorire il diritto all’informazione, all’istruzione, alla formazione, alla cultura mediante politiche finalizzate al sostegno economico e all’inserimento dei soggetti a rischio di emarginazione nella società e nel mondo del lavoro". Mentre gli interventi in materia pensionistica sono "finalizzati all’introduzione di ulteriori modalità di pensionamento anticipato e misure per incentivare l’assunzione di lavoratori giovani" (SALVINI: DIRITTO ALLA PENSIONE SIGNIFICA DIRITTO AL LAVORO). Il premier Giuseppe Conte, comunque, ha garantito ai sindacati confederali di Cgil, Cisl e Uil che a breve sarà avviato un tavolo tecnico al ministero del Lavoro sulle due misure. Ecco cosa prevede nel dettaglio il documento che è stato ribattezzato "decretone" e che rappresenta, per le misure previste, il testo bandiera del governo guidato da M5s e Lega (DI MAIO: OGGI NASCE UN NUOVO WELFARE STATE).

Il reddito di cittadinanza e la pensione di cittadinanza

Al titolo I del decreto, in 14 articoli, trova spazio il Rdc. L’articolo 1 stabilisce subito che il Rdc “è istituito, a decorrere dal mese di aprile 2019”. Il Rdc diventa pensione di cittadinanza “per i nuclei familiari composti esclusivamente da uno o più componenti di età pari o superiore a 65 anni” (COS'E' LA MISURA BANDIERA DEL M5S).

I requisiti per il reddito di cittadinanza: residenza e soggiorno

L’articolo 2 fissa la platea dei beneficiari attraverso i requisiti territoriali ed economici. Il Rdc è riconosciuto ai nuclei familiari in possesso, al momento della presentazione della domanda e per tutta la durata dell’erogazione del beneficio, dei seguenti requisiti: la cittadinanza italiana o di paesi facenti parte dell’Unione europea, ovvero suo familiare che sia titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, ovvero proveniente da paesi che hanno sottoscritto convenzioni bilaterali di sicurezza sociale, ovvero cittadino di paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo. Il Rdc spetta anche a chi ha la residenza in Italia da almeno 10 anni al momento della presentazione della domanda, di cui gli ultimi due anni in modo continuativo. (DI MAIO: REDDITO AGLI ITALIANI E AI LUNGO SOGGIORNANTI)

I requisiti per il reddito di cittadinanza: reddito e patrimonio

I beneficiari del Rdc e i relativi requisiti reddituali e patrimoniali per accedere al beneficio prevedono il possesso di un ISEE inferiore a 9.360 euro, un valore del patrimonio immobiliare non superiore a 30.000 euro, un valore del patrimonio mobiliare, come definito a fini ISEE, non superiore a una soglia di euro 6.000, accresciuta di euro 2.000 per ogni componente il nucleo familiare successivo al primo, fino ad un massimo di euro 10.000, incrementabile di ulteriori euro 1.000 per ogni figlio successivo al secondo; fermo rimanendo che i predetti massimali sono ulteriormente incrementati di euro 5.000 per ogni componente con disabilità. Un valore del reddito familiare inferiore ad una soglia di 6.000 euro annui moltiplicata per uno specifico parametro della scala di equivalenza. Altre disposizioni riguardano la non disponibilità di autoveicoli, motoveicoli, navi e imbarcazioni da diporto. Viene inoltre prevista la compatibilità del Reddito di cittadinanza con la NASpI e con altre forme di sostegno al reddito. Per la Pensione di cittadinanza, i requisiti di accesso e le regole del beneficio economico sono le medesime del Rdc (LE SLIDE DEL M5S SUL REDDITO).

Sussidio tra i 480 e i 9.360 euro annui per massimo 18 mesi

L’articolo 3 è dedicato all’ammontare del beneficio economico. Il sussidio sarà compreso tra i 480 e i 9.360 euro annui. Il Rdc decorre dal mese successivo a quello della richiesta ed è riconosciuto, a chi possiede i requisiti, per un periodo continuativo non superiore ai diciotto mesi. Può essere rinnovato, ma con una sospensione di un mese. Sospensione non prevista nel caso della Pensione di cittadinanza. Il Rdc viene riconosciuto dall’Inps ed è erogato tramite la Carta Rdc. Ai suoi beneficiari sono estese le agevolazioni relative alle tariffe elettriche e quelle riguardanti la compensazione per la fornitura di gas naturale riconosciute alle famiglie economicamente svantaggiate.

Come presentare la richiesta per il Reddito di cittadinanza

Il Rdc può essere richiesto mediante modalità telematiche o presentate presso i Caf, centri di assistenza fiscale accreditati. Il modulo di domanda è predisposto dall’Inps, sentito il Ministero del lavoro e delle politiche sociali entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto. Le informazioni contenute nella domanda del Rdc sono comunicate all’Inps entro dieci giorni lavorativi dalla richiesta. Il Rdc è riconosciuto dall’Inps ove ricorrano le condizioni. Ai fini del riconoscimento del beneficio, l’Inps verifica, entro cinque giorni lavorativi dalla data di comunicazione, il possesso dei requisiti per l’accesso al Rdc sulla base delle informazioni disponibili nei propri archivi e in quelli delle amministrazioni collegate. L’Inps acquisisce, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, dall’Anagrafe tributaria, dal Pubblico Registro Automobilistico e dalle altre amministrazioni pubbliche detentrici dei dati, le informazioni rilevanti ai fini della concessione del Rdc.

Le offerte di lavoro e i centri per l’impiego

Il cosiddetto decretone introduce anche un meccanismo che, secondo il governo, è volto a garantire l’inserimento o il reinserimento del beneficiario del Rdc nel mondo del lavoro. Sono previsti percorsi personalizzati che potranno riguardare attività al servizio della comunità, riqualificazione professionale, completamento degli studi, nonché altri impegni individuati dai servizi competenti finalizzati all’inclusione sociale e all’inserimento nel mercato del lavoro. In particolare, il beneficiario dovrà sottoscrivere il Patto per il Lavoro o per l’Inclusione sociale, partecipare alle specifiche iniziative formative previste e non potrà rifiutare le offerte di lavoro proposte dai Centri per l’impiego in base a specifici requisiti di distanza e di durata del periodo di disoccupazione (DOPO UN ANNO LA PRIMA OFFERTA DI LAVORO VA ACCETTATA).

Le offerte di lavoro congrue

Il beneficiario del Rdc dovrà accettare almeno una di tre offerte di lavoro congrue. In caso di fruizione del beneficio da oltre 12 mesi, dovrà essere accettata, a pena di decadenza dal beneficio, la prima offerta utile di lavoro congrua. E’ definita congrua un’offerta: entro 100 chilometri di distanza dalla residenza del beneficiario nei primi sei mesi di fruizione del beneficio, ovvero entro 250 chilometri di distanza oltre il sesto mese di fruizione del beneficio. Ma se nel nucleo familiare non ci sono minori o disabili l’offerta è congrua ovunque nel territorio italiano nel caso di rinnovo del beneficio dopo i primi 18 mesi e il beneficiario del Rdc che accetta l’offerta, continua a percepire il beneficio economico del Rdc per i successivi tre mesi dall’inizio del nuovo impiego, a titolo di compensazione per le spese di trasferimento sostenute.

Chi mente rischia fino a sei anni di reclusione

“Puniremo i furbetti dell’Isee”, ha detto il premier Conte. Ed in effetti il decreto prevede sanzioni nei casi in cui vengono forniti, con dolo, dati e notizie non rispondenti al vero nel corso della procedura di richiesta del Rdc. Le pene prevedono la reclusione da due a sei anni, oltre alla decadenza dal beneficio e al recupero di quanto indebitamente percepito, comunque disposti anche in assenza di dolo. In caso di dolo, il Rdc non potrà essere nuovamente richiesto, se non decorsi dieci anni dalla richiesta che ha dato luogo alla sanzione. Si prevede altresì la decadenza dal beneficio quando vengono meno alcune condizioni riguardanti gli adempimenti.

Incentivi a imprese e a disoccupati che avviano attività

Accedono agli incentivi i datori di lavoro che hanno posti vacanti e lo comunicano al portale del Rdc. Sono introdotti sgravi contributivi, di massimo 780 euro al mese, per le imprese che assumono il beneficiario di RdC a tempo pieno e indeterminato e non lo licenziano per due anni, nonché per i beneficiari che avviano un’attività lavorativa autonoma o di impresa individuale o una società cooperativa entro i primi 12 mesi di fruizione.

Quota 100

Il titolo II del decreto, suddiviso in ulteriori 13 articoli, si occupa di “disposizioni in materia di trattamento di pensione anticipata con quota 100 e altre disposizioni pensionistiche”. Viene dunque introdotto il diritto alla pensione anticipata, senza alcuna penalizzazione, al raggiungimento di un’età anagrafica di almeno 62 anni e di un’anzianità contributiva minima di 38 anni. Il ritiro dal lavoro sarà possibile, in prima applicazione, dal primo aprile 2019 per i lavoratori privati che abbiano raggiunto i requisiti indicati entro il 31 dicembre 2018 e dal primo agosto 2019 per i lavoratori pubblici che li abbiano maturati all’entrata in vigore del decreto. Inoltre, potranno andare in pensione dal prossimo primo settembre (inizio dell’anno scolastico) i lavoratori della scuola.

Riduzione dell’anzianità contributiva e opzione donna

Il decreto prevede, inoltre la riduzione dell’anzianità contributiva per la pensione anticipata indipendentemente dall’età. Occorranno 42 anni e 10 mesi di contributi, se uomini, e 41 anni e 10 mesi di contributi, se donne. Maturati i requisiti, i lavoratori e le lavoratrici percepiranno la pensione dopo tre mesi. L’articolo 16 “opzione donna” prevede la possibilità per le donne di andare in pensione a 58 anni se dipendenti e 59 se autonome, con almeno 35 anni di contributi al 31 dicembre 2018.

Lavoratori precoci in pensione con 41 anni di contributi

Il decreto abroga gli incrementi dell’età pensionabile dei lavoratori precoci per effetto dell’aumento della speranza di vita, in altre parole viene superata la riforma Fornero. Chi ha iniziato a lavorare prima di diventare maggiorenne potrà andare in pensione con 41 anni di contributi. Ed anche in questo caso il diritto all’indennità pensionistica decorre dopo 3 mesi dal giorno in cui vengono maturati i requisiti.

I riscatti

Le disposizioni fissano anche un riscatto agevolato del periodo di laurea entro i 45 anni. “Lo sconto per riscattare gli anni universitari "sarà del 30%”, ha precisato il ministro del Lavoro, Luigi Di Maio. Il decreto prevede anche, in via sperimentale per tre anni, la facoltà di riscatto di periodi non coperti da contribuzione, con una detraibilità dell’onere del 50 per cento in cinque quote annuali e la rateizzazione fino a 60 mesi, a condizione di non aver maturato alcuna contribuzione prima del 31 dicembre 1995 e di non essere titolari di pensione.

Anticipo di 30mila euro del tfs

Sono previste inoltre disposizioni in materia di pagamento del trattamento di fine servizio o di fine rapporto, che prevedono la corresponsione della relativa indennità sulla base di una specifica richiesta di finanziamento da parte degli aventi diritto, con la costituzione di uno specifico fondo di garanzia. C'è una formula per evitare il differimento nel tempo dell'erogazione del Tfs (il trattamento di fine servizio) per i dipendenti pubblici, fino a un massimo di 30mila euro. Il meccanismo dovrebbe prevedere un fondo di garanzia per accedere al prestito bancario e la 'restituzione' degli interessi sotto forma di sconto fiscale. Il governo assicura che non ci saranno costi per i lavoratori.

Tre anni prima di quota 100, il fondo bilaterale

Il cosiddetto “Fondo bilaterale per il ricambio generazionale” prevede la possibilità di andare in pensione tre anni prima di quota 100 purché si abbia una contemporanea assunzione a tempo indeterminato. I fondi di solidarietà bilaterali potranno erogare un assegno straordinario per il sostegno al reddito a lavoratori che raggiungano i requisiti previsti per l'accesso Quota 100 nei successivi tre anni. Quindi si potrà accedere a questo strumento avendo almeno 59 anni di età e andare in pensione a 62 nel 2021. A patto però, dice il vicepremier Salvini, che ci sia una nuova assunzione.

Data ultima modifica 18 gennaio 2019 ore 22:00

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