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Nello Musumeci a Sky TG24: "C'è un processo di crescita del centrodestra al Sud". VIDEO

4' di lettura

Il presidente della Regione Sicilia, ospite de "L'intervista di Maria Latella", parla della situazione del Mezzogiorno e del futuro del centrodestra: "Meloni e Salvini hanno numeri per fare leader, non serve competere tra componenti della stessa coalizione". INTEGRALE

"I dati in Calabria confermano la meriodionalità del centrodestra. C’è un processo di crescita del centrodestra in Italia anche al Sud". Così Nello Musumeci (CHI È), presidente della Regione Sicilia, ospite de "L'intervista" di Maria Latella (QUI IL VIDEO INTEGRALE), ha parlato del Mezzogiorno e del futuro del centrodestra italiano. Inizia con un'analisi dei risultati delle ultime elezioni per poi aggiungere: "Le regioni del Sud devono superare le divisioni”. E sulle figure che stanno imponendo la loro leadership, Musumeci ha elogiato Giorgia Meloni che "ha tutti i numeri per fare la leader e lo stesso vale per Salvini" sottolineando che "non serve competere tra componenti della stessa coalizione" (LO SPECIALE ELEZIONI).

"Forza Italia ha dato fiducia, ora serve parlare a elettorato deluso M5S"

Spiegando che "il candidato premier debba appartenere alla forza politica che si attesta con il maggior numero di consensi", Musumeci ha sostenuto le leadership di Meloni e Salvini aggiungendo come anche Forza Italia, durante le ultime elezioni, "abbia fatto risentire la propria presenza in Calabria, ha dato respiro e fiducia". Ora, per il presidente della Regione siciliana bisogna "allargare il perimetro della coalizione, serve sfondare al centro e parlare all’elettorato deluso del M5S” (M5S: L'ANALISI DEL VOTO DEL 26 GENNAIO).

"Moderati asse portante del centrodestra"

"I moderati del centrodestra devono tornare a essere l’asse portante, perché sono la cerniera con l’elettorato dell’indecisione e dell’astensionismo - ha spiegato Musumeci - Credo sia essenziale parlare al centro, senza dover rinunciare ai valori tipici della destra politica e tradizionale". Per vincere bisogna essere uniti perché "un centrodestra unito è un valore per chi ci crede, mentre per chi non ci crede è un male necessario". Ma alla domanda su chi potrebbe essere leader dei moderati, in particolare sul ruolo di Mara Carfagna, il Governatore non sembra convinto. "Non faccio pagelle e tantomeno alla signora Carfagna, che è una parlamentare assai impegnata. Però non credo che abbia parlato un linguaggio di centrodestra negli ultimi mesi".

M5s non può dirsi sempre superiore

Musumeci ha poi lanciato un attacco agli avversari politici. "Il Movimento 5 Stelle non può sostenere all’infinito la tesi della superiorità genetica. Non esiste la superiorità in politica e chi pensa di poterla imbastire alla fine è costretto a dover cedere le armi perché non regge a lungo".

"Per il Sud chiedo 5 anni di regole speciali"

Passando invece a un'analisi della situazione al Sud e sul ritardo nel settore delle infrastrutture, Musumeci ha affermato che in Sicilia i soldi ci sono, ma a causa della burocrazia è difficile spenderli. "La Sicilia in questo momento non ha bisogno di risorse ma ha bisogno di regole che possano accelerare la spesa - ha chiarito il Governatore - Per queste regole servono una deroga e una gestione straordinaria, perché straordinaria è la situazione di difficoltà dell’isola. Chiedo per cinque anni un piano anticiclico con la regia a Roma. Cinque anni di regole straordinarie esattamente come è stato fatto per il ponte Morandi". Il problema è che non c'è mai stato "un serio progetto per il Mezzogiorno e per la Sicilia in modo particolare - ha aggiunto - Abbiamo avuto denaro a fiumi ma è mancato un progetto. In Sicilia per realizzare un’opera pubblica strategica possono passare anche 15 anni. I lacci della normativa vigente sulle opere pubbliche e sulle gare d’appalto sembrano essere fatti per non accelerare la spesa. In Sicilia non abbiamo bisogno di denaro, paradossalmente, ma abbiamo bisogno di deroghe alle procedure vigenti".

"Sbagliato abolire le province"

Per Musumeci, infine, un altro errore è stato quello di abolire le province "che sono un ente intermedio che da centosessanta anni fa da cerniera tra la polverizzazione municipale da un parte e il centralismo regionale o statale dall’altra. Averle soppresse, decapitate o ridimensionate senza aver inventato qualcosa che le sostituisse, in Sicilia ha determinato che diciassettemila chilometri di strade provinciali sono in condizione di abbandono. L’edilizia superiore, che è di competenza provinciale, cade a pezzi. Non è con il ridimensionamento delle province che si fa la guerra ai costi della politica. Una cosa sono i costi della politica, altra cosa sono i costi della democrazia. Una democrazia costa perché la libertà costa".

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