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Autostrade, De Micheli: Milleproroghe elimina privilegi, nessuna volontà espropriativa

I titoli delle 18 di Sky Tg24 del 16 gennaio

4' di lettura

Audizione della ministra dei Trasporti alle commissioni Affari costituzionali e bilancio della Camera. Riguardo alla norma sulle concessioni autostradali: “Si è provveduto a eliminare situazione di privilegio”. Esposto di Allianz. Conte: dossier in arrivo ma non venerdì

"Non c'è alcun tipo di volontà espropriativa ma solo l'esigenza di assicurare che l'inadempimento degli obblighi assunti determini conseguenze anche per il patrimonio dell'inadempiente, così come previsto per la generalità dei consociati, e non già un fatto del tutto neutro". Sono queste le parole della ministra delle Infrastrutture e dei trasporti Paola De Micheli, che ha parlato in audizione alle commissioni Affari costituzionali e bilancio della Camera. Riferendosi al decreto Milleproroghe, in particolare alla norma sulle concessioni autostradali, ha spiegato che non viola i patti e che ha eliminato i privilegi. Le parole della ministra sono arrivate nello stesso giorno in cui il colosso assicurativo tedesco Allianz, tra gli azionisti di Autostrade, ha presentato alla Commissione Europea un esposto contro la modifica unilaterale dei contratti di concessione autostradale introdotta con il Milleproroghe, che apre la strada all'ipotesi di revoca della concessione della società. Revoca di cui ha parlato anche il premier Giuseppe Conte: "La mia posizione non cambia. Il dossier è stato messo a punto, siamo in dirittura finale. Non è vero che è all'ordine del giorno per venerdì. Lo porterò in Consiglio dei ministri quando saremo pronti", ha detto.

De Micheli: “Eliminata situazione di privilegio”

Tornando all'audizione di De Micheli, la ministra ha spiegato che con la nuova norma "in sintesi si è provveduto a eliminare attraverso una disposizione di legge una situazione di privilegio attribuita, sempre per legge, ad alcuni concessionari”. “Non vi è stata – ha aggiunto – alcuna violazione del principio 'pacta sunt servanda' né una modifica, in senso retroattivo, di una regolamentazione di tipo pattizio”. Inoltre, ha detto ancora De Micheli, “la disposizione è destinata ad esplicare i propri effetti riguardo ai provvedimenti di decadenza, di revoca o di risoluzione delle concessioni adottati in data successiva al 31 dicembre 2019”.

Ristabilito “giusto equilibrio tra interesse pubblico e privato”

Secondo la ministra, con la norma sulle concessioni contenuta nel Milleproroghe “si è inteso ristabilire un giusto equilibrio tra l'interesse pubblico e quello privato, fortemente sbilanciato a favore del concessionario, tenendo conto del fatto che l'efficacia della stessa è stata disposta per legge". "Sempre nell'ottica di eliminare gli squilibri nei rapporti con i concessionari – ha aggiunto – si è stabilito che l'efficacia dei provvedimenti di revoca, decadenza o risoluzione della convenzione non sia subordinata al pagamento dell'indennizzo eventualmente dovuto al concessionario, consentendo in tal modo al concedente di rientrare nella piena disponibilità del bene pubblico (ove restituito nella sua integralità dal concessionario - custode) e al suo affidamento ad un nuovo operatore economico".

L'esposto di Allianz

Non è d'accordo sulla nuova norma Allianz. Nell'esposto, in particolare, si segnala che l'art. 35 del decreto legge Milleproroghe contrasterebbe con la normativa comunitaria, che garantisce il rispetto dei contratti in essere e la loro non modificabilità unilaterale da parte di un esecutivo di un Paese membro. Nell'esposto verrebbe inoltre segnalata la violazione del principio comunitario 'pacta sunt servanda', di cui ha parlato anche De Micheli, che fu alla base della procedura di infrazione aperta nel 2006 da Bruxelles nei confronti dell'Italia, quando l'allora ministro Di Pietro modificò i contratti di concessione autostradale per legge. L'esposto di Allianz si aggiunge alle lettere già inviate sullo stesso tema in questi giorni alle istituzioni comunitarie e italiane da alcuni azionisti del Gruppo Atlantia, come il Gic Fund, il fondo sovrano di Singapore, e da altri azionisti internazionali di Aspi, tra cui il fondo cinese Silk Road Fund. "Questa misura - si legge nelle due lettere - è ragione di seria preoccupazione per noi e per l'intera comunità degli investitori in quanto compromette del tutto la prevedibilità normativa, scoraggiando gli investimenti e restringendo senza giustificazione la libera circolazione dei capitali".

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