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Il referendum Venezia-Mestre non passa: l'affluenza si ferma al 21,73%

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3' di lettura

Fallisce anche il quinto tentativo di rendere le comunità due realtà amministrative separate. Pesa soprattutto il non voto della terraferma, meno interessata alla rottura. Il sindaco Brugnaro aveva invitato all’astensione. Il M5S: “Astensione non è mai positiva”

È fallito anche il quinto tentativo di trasformare con un referendum Venezia e Mestre in due comuni separati. La consultazione che si è tenuta il 1° dicembre non ha infatti raggiunto il quorum necessario per essere ritenuta valida: alla chiusura dei seggi, alle 23 di domenica sera, si era recato alle urne il 21,73% degli elettori, pari a 44.887 cittadini a fronte dei 206.553 iscritti. Lo stesso sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, aveva invitato all’astensione, convinto che l'iniziativa contrastasse con la legge sulle città metropolitane.

Le due posizioni

A spoglio in corso il “sì” alla separazione risulta in leggero vantaggio. Tuttavia a far pendere l’ago della bilancia verso la coabitazione amministrativa sono stati soprattutto gli abitanti della terraferma, che hanno disertato il voto. Un afflusso più massiccio, ma numericamente meno pesante, si è registrato nel centro storico e nelle isole della laguna. Larga parte di chi lavora a Venezia e beneficia del richiamo turistico della città, d’altronde, risiede proprio in terraferma e non ha quindi alcun interesse a vedere le due realtà divise. Il fronte favorevole al divorzio delle due comunità, puntava sugli interessi economici in gioco, facendo notare che dei 20 milioni di euro che arrivano nelle casse comunali in virtù della legge speciale e delle donazioni per Venezia, più o meno la metà finisce per essere dirottata verso la terraferma. Al contrario, chi promuoveva il “no” al referendum sottolineava i costi economici di una eventuale frattura, soprattutto nella gestione dei trasporti, e le criticità che sarebbero seguite. In Comune le forze di maggioranza del centrodestra si sono allineate sul non voto, mentre l'opposizione si è spaccata: il Pd ha invitato a barrare la casella del “no” mentre il M5S era favorevole al “sì” in nome del “rispetto per la volontà popolare”.

Il disappunto del M5s

“Sono dispiaciuto che il referendum non abbia raggiunto il quorum, una decisione presa dall’astensionismo non è mai una bella decisione”, ha commentato all’indomani dell’esito il deputato del Movimento 5 Stelle Alvise Maniero. “Ero favorevole alla separazione - ha detto - ma soprattutto speravo in un risultato superiore in termini di affluenza. Quando abbiamo la possibilità di farlo, noi cittadini dobbiamo sempre esprimerci e difendere le nostre idee con passione”.

I tentativi precedenti

Quattro consultazioni popolari hanno preceduto quella di domenica 1 dicembre 2019, che ha coinciso anche con un momento emotivamente difficile per la città lagunare, provata dalle acque alte eccezionali che hanno causato disagi e danni milionari alla popolazione. Il referendum di quest’anno ha fatto emergere la disaffezione alle urne più che in passato: nel 1979, nel 1989, nel 1994 hanno sempre prevalso i “no” alla separazione e al tentativo del 2003 si è arrivati al di sotto del quorum con il 39%. Ma il dato attuale dell’affluenza al 21% appare come una pietra tombale sulle aspirazioni delle due città di non incrociare più i loro destini.

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