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ArcelorMittal, ancora nessuna soluzione per l’ex Ilva. Tensione nel M5S sullo scudo

DEPOSITATO L'ATTO DI RECESSO DI ARCELORMITTAL AL TRIBUNALE DI MILANO

4' di lettura

Conte punta ancora sul colosso per risolvere la crisi, anche se dall’azienda non arrivano aperture. Dichiarati inammissibili gli emendamenti al dl fiscale per reintrodurre lo scudo penale. Patuanelli ottiene dai pentastellati “disponibilità a discuterne”. Rinviato cdm

ArcelorMittal rimane il piano “a, b, c e d” per risolvere la crisi dell’ex Ilva. O almeno è ancora questa la posizione ufficiale del governo, anche se l’azienda per ora non mostra alcun segnale di apertura e - anzi - continua a preparare l'addio a Taranto. Ma gli estremi per il recesso, è la "convinzione profonda del governo", non ci sono. Nella maggioranza, però, resta altissima la tensione: gli emendamenti presentati da Italia Viva al decreto fiscale per reintrodurre lo scudo penale sono stati giudicati inammissibili dalla presidente della commissione Finanze, la 5S Carla Ruocco. E nel Movimento la questione resta tormentata.

Le tensioni nel M5S

Il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, dopo una riunione fiume con i senatori, è stato costretto a presentarsi anche dai deputati M5S per spuntare almeno quella che lui stesso definisce "una disponibilità a discuterne" se, nel corso della trattativa, dovesse riemergere la necessità dello scudo. I 4 punti proposti dal ministro hanno ottenuto l'ok dopo tre ore di dibattito tesissimo. Ma 5 senatori sono rimasti sulla linea dura: hanno votato contro il mandato a Patuanelli a "tracciare" la linea sull'ex Ilva, slegandola dalla tenuta del governo, guardando a un piano di medio periodo che punti alla decarbonizzazione e valutando anche l'ipotesi di una legge speciale per Taranto per accelerare gli interventi sul territorio. Tra le idee circolate, ci sarebbe anche quella di uno scudo penale a tempo, ovvero limitato al periodo necessario per portare a compimento il piano di risanamento ambientale.

Patuanelli: ArcelorMittal deve mantenere gli impegni presi

La trattativa con Arcelor, comunque, al momento non c'è. In una conferenza, Patuanelli ha ribadito che il colosso franco-indiano deve mantenere gli impegni presi e va richiamato al tavolo. Anche passando per il tribunale, se necessario, dove è atteso entro venerdì il ricorso d'urgenza dei commissari. Mentre la prima udienza per la citazione dell'azienda è stata rinviata a maggio. La situazione, a Taranto, peggiora di ora in ora: in città si registra la prima cinquantina di operai dell'indotto rimasti senza paga. E otto consigli di fabbrica, riuniti a Genova, invocano uno sciopero europeo per la crisi della siderurgia.

Rinviato cdm di giovedì

Intanto, anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha rassicurato sulla tenuta dei giallorossi ("Il governo rischia? Non scherziamo.."), ma ha rinviato a lunedì prossimo, "per impegni dei vari ministri", il Consiglio previsto per giovedì pomeriggio. La riunione doveva servire a mettere in fila le proposte per il 'Cantiere Taranto', cioè gli interventi a più ampio raggio per il rilancio, al di là delle vicende legate alla fabbrica. E non è nell'aria, a breve, un nuovo round con i Mittal: sembrava imminente, ma ancora non è stato convocato. Si aspetta, probabilmente, l'esito del ricorso.

I possibili scenari

Nel frattempo si lavora, sotto traccia, sia alla proposta di mediazione sia all'eventualità che l'azienda abbandoni davvero l'Italia. Il governo punta a ridurre al minimo, se non ad azzerare, la richiesta degli esuberi. Duemila potrebbero essere gestibili attraverso la cassa integrazione, ma andrebbe riscritto il piano industriale "di dieci mesi non di sei anni fa" che Mittal, ha sottolineato più volte Patuanelli, "non ha rispettato". In questo quadro, oltre a garantire un soccorso sul fronte dell'occupazione, l'esecutivo potrebbe mettere sul piatto anche un ingresso di Cassa depositi e prestiti, con l'8-10%, a puntellare l'operazione. Sempre Cdp potrebbe essere, invece, il perno attorno a cui ricreare una nuova cordata di privati. Resta infine la strada della nazionalizzazione 'a tempo', coinvolgendo controllate di Cdp per superare i vincoli di statuto della Cassa: una operazione che potrebbe passare anche la tagliola europea degli aiuti di Stato perché si svolgerebbe in un'area depressa.

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