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Riace, decaduto il sindaco leghista Trifoli ma resta in carica

"A Casa nostra, cronache da Riace", di Rizzo e Bonaccorso

2' di lettura

Era stato eletto sindaco nella città amministrata da Mimmo Lucano lo scorso 27 maggio. Il tribunale di Locri ha accolto il ricorso della candidata Caterina Spanò. La sentenza sarà esecutiva solo dopo i 3 gradi di giudizio, fino ad allora resta in carica Antonio Trifoli

Decaduto. Antonio Trifoli, il sindaco di Riace eletto con l’appoggio della Lega, non può fare il primo cittadino (ma la sentenza sarà esecutiva solo dopo i 3 gradi di giudizio, fino ad allora resta in carica). Il Tribunale di Locri ha infatti accolto il ricorso che era stato presentato dalla candidata a sindaco Maria Caterina Spanò, dichiarando l'ineleggibilità di Trifoli, che ha vinto la competizione delle amministrative nel comune calabro che fu guidato da Mimmo Lucano (TUTTE LE NEWS) tornata svoltasi il 27 maggio scorso.

Sentenza sarà esecutiva dopo 3 gradi di giudizio

Maria Caterina Spanò, assistita dall'avvocato Francesco Rotundo, aveva sostenuto l'ineleggibilità di Trifoli in quanto dipendente del Comune, con mansioni di vigile urbano con contratto a tempo determinato. E in quanto tale non poteva beneficiare dell'aspettativa per motivi politici (che invece spetta ai dipendenti a tempo indeterminato). Spanò capeggiava la lista in cui era candidato a consigliere l'ex sindaco Mimmo Lucano, decaduto dopo il suo arresto nell'ottobre dello scorso anno per i presunti illeciti nella gestione dei migranti. E chissà che Lucano, che non era stato eletto, non possa tornare in corsa.

Trifoli: "Sconcertato dalle motivazioni"

"Resto sconcertato dalle motivazioni della sentenza. Si vuole precludere il diritto all' elettorato passivo a chi dopo 20 anni è ancora precario della pubblica amministrazione". Lo afferma il sindaco di Riace Antonio Trifoli, commentando la sentenza del tribunale di Locri. "Un sacrosanto diritto sancito dalla nostra Costituzione - aggiunge - viene cancellato con un colpo di spugna senza approfondire attentamente la vicenda, infatti nel dispositivo si specifica che non esistono casi precedenti. Un precario a 900 euro al mese e un condannato per gravi reati sono messi sullo stesso piano. Il Governo e soprattutto il Parlamento devono prendere atto che le regole del diritto in Italia sono quanto meno da rivedere".

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