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Giallo, verde, destra e sinistra. A volte ritornano (separati)

4' di lettura

Le elezioni vicine accentuano le differenze. Che però ci sono: nei colori e nella politica. E aiutano a leggere il futuro

Politica in movimento. Come accade spesso a questo paese ciò che a un certo punto sembra immutabile si rivela, invece, cangiante. Che succeda improvvisamente, può sembrare solo a chi ha l’abitudine di guardare l’orologio per un attimo e ha l’impressione, sempre, che le lancette siano ferme. E anche queste persone, oggi, non avrebbero la stessa impressione. Le lancette – oggi - sembrano muoversi anche ad un’occhiata fulminea e, magari, superficiale. Avvicinamenti e allontanamenti. Conflitti quotidiani, sempre nuovi. Faglie che si aprono, soprattutto nella compagine di governo: a volte estemporanee e strumentali, a volte rivelatrici di visioni del mondo più profonde e inconciliabili. A volte entrambe le cose, insieme.

Vediamo. La questione della Cina e del memorandum of understanding sembra più strumentale che altro. Dividersi per distinguersi, senza in realtà però avere idee troppo diverse sulla questione. D’altra parte, sul fatto che la Cina sia un partner commerciale, industriale, finanziario di cui l’Italia non può fare a meno sono d’accordo tutti, opposizioni comprese. Sul fatto che una penetrazione privilegiata e facilitata del Dragone nel sistema economico italiano sia un rischio – non solo per l’economia – è allo stesso modo a tutti evidente. Ci si divide su dove puntare l’attenzione, per apparire diversi. All’Europa, agli Stati Uniti e, soprattutto, all’elettorato.

La flat tax. Divide davvero? Certo era in cima al programma del centrodestra ed è al primo posto nei desiderata degli elettori leghisti. In realtà è una di quelle cose che – se non avesse conseguenze importanti di cui occorre tenere conto – farebbero tutti i partiti presenti in parlamento, al netto di qualche correzione per preservare (più o meno, a seconda di quanto a sinistra si guardi) la progressività del sistema fiscale. L’irritazione di Salvini che risponde a brutto muso alla ministra Lezzi è autentica. Ma riparlare di un provvedimento comunque assai costoso in un momento in cui le preoccupazioni per la tenuta del bilancio si fanno più gravi (ne sa qualcosa Giancarlo Giorgetti) ha un chiaro sapore elettorale. Così come le immediate critiche dei Cinquestelle che devono mostrare autonomia, indipendenza e diversità: più che il programma di governo, è la strategia elettorale a dividere.

Altra storia, il congresso mondiale delle famiglie a Verona. Qui non è (o non è solo) strategia. Qui le visioni del mondo sono realmente diverse e davvero la stragrande maggioranza dei Cinquestelle e dei loro elettori pensa che su quel palco andrà in scena la festa del Medioevo. La sensibilità sui diritti civili rispetto alla Lega è totalmente diversa e, addirittura, fondante per il Movimento. Come fondante è la posizione sulla Tav. Qui semmai la strategia elettorale ha imposto di prendere tempo per non presentarsi il 26 maggio con un governo in crisi. Ma i nodi, essendo reali e assai stringenti, sono un problema. Attualmente irrisolvibile e, per questo, rimandato.

Ce ne sono altri e di altri parleremo, ogni giorno, ogni settimana, di qui al 26 maggio. Oggi a Tg Pomeriggio Maurizio Belpietro ha detto che ne vedremo delle belle. Sono, per quello che conta, completamente d’accordo.

Altri movimenti vale la pena di evidenziare. Il Pd si muove. Ha fatto le primarie, sono state un successo. Avevo scritto, tempo fa, che le condizioni necessarie per pensare che il Pd si risvegliasse dal coma erano un’ampia partecipazione e un risultato chiaro. Ci sono stati entrambi. Certo, non è sufficiente ma, appunto, qualcosa si muove. E che qualcosa si muovesse, soprattutto al vertice, era e resta la condizione per riunire il popolo di sinistra e, tra quel popolo, anche quello che ora sventola le bandiere pentastellate. Una convergenza politica non può esserci, nemmeno in nuce, sotto elezioni. Ma il fatto che M5S e Pd si contendano lo stesso elettorato vorrà pur dire qualcosa. Dall’altra parte, il governo insieme a un partito schiettamente di destra come la Lega sta spingendo i Cinquestelle a mettere sempre più in evidenza i contenuti “di sinistra” del Movimento. Tanto che se esistesse un listone “di sinistra”, facilmente – oggi – i grillini passerebbero l’esame per farne parte.

Insomma: basta non far finta che destra e sinistra non esistano e il futuro diventa (un po’) più chiaro.

Consigli per l’ascolto: “Let’s Call the Whole Thing off (You Say Tomato…), Louis Armstrong & Ella Fitzgerald

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