La fiducia, la Camera e la finta manovra

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Ci sono due leggi di bilancio: quella che i deputati voteranno in fretta e furia e quella vera, ancora da scrivere. Se tutto va bene la vedranno a palazzo Madama, la seconda settimana di dicembre 

Una fiducia vera su una manovra finta. Raccontano che andrà così alla Camera, la prossima settimana. E nel tempo più breve possibile, giacché di tempo da perdere non ce n’è. Il piano sarebbe questo: il governo presenta un numero limitato di emendamenti, poco significativi. Li accorpa nel solito maxiemendamento e fa votare alla camera la fiducia. Passaggio indolore, nessun significato politico. Giovedì sera la manovra è già in Senato. È durante la permanenza alla camera alta che diventerà vera. Si guadagna tempo, e intanto i giochi si fanno altrove. La manovra si riscrive, per evitare la procedura d’infrazione europea, secondo le indicazioni che, con il contagocce e con grande fatica, emergono nelle ultime ore dall’altra parte del mondo.

A Buenos Aires c’è il G20, ma Italia ed Europa parlano degli affari loro. Cioè di come non far deflagrare il caso Italia, non farlo diventare il cuneo che spacca l’Ue. Certo non è intenzione della commissione, che se pur in scadenza non vuole essere ricordata come autrice di un omicidio-suicidio su inedita scala continentale. E probabilmente – almeno per ora – il governo italiano non è abbastanza forte e coeso per proporsi un tale obiettivo. In questa ottica – sempre ci raccontano – il passaggio alla Camera sarebbe esclusivamente tecnico. E anche per questo l’annuncio della possibile fiducia – subito – non ha provocato le consuete proteste contro l’espropriazione delle prerogative del parlamento.

Importante è quello che succede dopo. Fatta la tara delle voci più cattive, che dicono che la manovra vera la stanno scrivendo il Quirinale e la commissione, quello che raccontano è che il lavoro sia ancora da fare. Che la manovra vera è in scrittura. Ed è su quella che Junker, dall’Argentina, ha fatto sapere che si stanno facendo passi avanti.

Ps. Sempre più accreditate le voci che dicono Renzi al lavoro per il suo personale partito. “È con la testa già fuori dal Pd”, si è lasciato sfuggire uno di quelli che in passato è stato più vicino all’ex premier. In discussione sarebbe solo il quando. Prima o dopo le europee. Per chi segue i #giochidipalazzo, nessuna sorpresa.  

Consigli per l'ascolto: "Don't cry for me Argentina", Madonna

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