Chiusure domenicali, Sala a Di Maio: “Le faccia ad Avellino, non a Milano”

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Botta e risposta tra il sindaco del capoluogo lombardo e il ministro. Il primo cittadino: "Qui non ci rompano le palle". Il vicepremier replica: “Sindaco fighetto del Pd". Sala ribatte: “Lavori il 10% di quello che ho fatto io”. Salvini: "Sindaco pensi alla città"

Botta e risposta tra il sindaco di Milano Giuseppe Sala e il ministro del Lavoro Luigi Di Maio sul tema delle chiusure domenicali di negozi ed esercizi pubblici. Il primo cittadino, in un convegno all’università Bicocca, è tornato sulla questione: “Se le vogliono fare in provincia di Avellino le facciano, ma a Milano è contro il senso comune. Pensassero alle grandi questioni politiche, non a rompere le palle a noi che abbiamo un modello che funziona e 9 milioni di turisti”. Subito è arrivata la risposta di Di Maio su Instagram: “Questo rompe la palle a un sindaco fighetto del Pd? E chi se frega!”. E immediata è scattata la nuova replica di Beppe Sala che ha detto riferito al ministro: "Lavori il 10% di quello che ho fatto io".

Sala: "L'Italia è fatta di bisogni diversi"

Il sindaco di Milano aveva subito chiarito che quella relativa alla città di Avellino "era una battuta, anche se dietro ci sta tanta verità. E la verità è che l'Italia è una, ma è fatta anche di bisogni diversi, di situazioni diverse. Le grandi città internazionali fanno un po' vita a sé e hanno bisogni diversi, devono rispondere a tanti turisti, a cittadini che hanno stili di vita diversi, quindi la mia era una battuta - ha ribadito -, ma mi irrita un po' questa idea di uniformare tutto e di potersi permettere in tutto di generalizzare. Spero che ad Avellino non si arrabbino più di tanto, ma certamente io combatterò se sarà il caso contro la chiusura delle domenica".

Di Maio: "Nessuno vuole chiudere nulla a Milano"

Ma le parole di Sala hanno scatenato la replica del ministro, che su Instagram ha scritto: “Per il sindaco di Milano Sala i diritti delle persone sono una rottura di palle. Nessuno vuole chiudere nulla a Milano né da nessuna altra parte, ma chi lavora ha il diritto a non essere più sfruttato. Questo rompe la palle a un sindaco fighetto del Pd? E chi se frega!”.

La replica di Sala: “Lavori il 10% di quello che ho fatto io”

Sala ha quindi replicato che la politica “deve fare le cose e chiacchierare meno”, mentre con un tweet ha risposto a Di Maio: “Quando il ministro Di Maio avrà lavorato nella sua vita il 10% di quanto ho fatto io, sarà più titolato a definirmi fighetto”.

Salvini: “Se fossi il sindaco mi occuperei di Milano”

Sulla vicenda è intervenuto anche Matteo Salvini, che parlando con i giornalisti durante l’Eicma di Milano ha detto: “Mi sembra quanto meno irrispettoso. Da milanese e da ministro sto facendo il possibile e l'impossibile per portare più forze dell'ordine a Milano e recuperare aree di legalità alla tranquillità dei cittadini. Se fossi il sindaco più che di occuparmi del governo, di Avellino, mi occuperei di alcune zone della mia città assolutamente fuori controllo”. Poi ha aggiunto: "Da milanese porto più rispetto ad Avellino rispetto a questo radical chic da salotto buono milanese", ha poi aggiunto il vicepremier. "Ci sono delle proposte di legge su cui stiamo discutendo - ha spiegato il leader della Lega - Ieri ho incontrato rappresentanti del commercio, dell'artigianato e della grande distribuzione, quindi bisogna equilibrare l'interesse dei consumatori e l'interesse dei lavoratori che non possono crepare 365 giorni all'anno in catena di montaggio", ha concluso.

Data ultima modifica 10 novembre 2018 ore 19:01

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