Governo, Renzi a M5s-Lega: siete il potere e non faremo sconti

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L’ex segretario del Pd è intervenuto al Senato durante il dibattito per la fiducia al governo Conte: "Noi diversi da voi". Poi attacca ministra Trenta: "Al Copasir per chiarimenti". "Siamo colleghi, anche lui non eletto". La replica: "Non mi pare che sia professore"

“Ora siete l’establishment e non faremo sconti. Altro che Terza Repubblica, è la Prima che continua”. Matteo Renzi in versione leader di opposizione, interviene in Senato durante il dibattito per la fiducia (I NUMERI) al governo presieduto da Giuseppe Conte (CHI E'). Dieci minuti di discorso in aula, qualche "bordata" al governo Conte  ma senza abbandonare il tono istituzionale: "Non avrete la nostra  fiducia, ma avrete sempre il nostro rispetto".IL RACCONTO DELLA GIORNATA

"Convocheremo Trenta al Copasir"

Poi ha ripreso Di Maio: "'Lo Stato siamo noi?'. Non sono d'accordo con la frase di Di Maio, perché è di Luigi XIV ed è vero che avete fatto la storia almeno otto volte almeno in 89 giorni ma voi non siete lo Stato, siete il potere, siete l'establishment. E non avete più alibi rispetto a ciò che c'è da fare. Noi non vi faremo sconti". Parole dure anche nei confronti di Matteo Salvini: "Rappresenti il Paese, basta polemiche". Poi un avvertimento: "Come primo atto, quando saranno costituite le commissioni, convocheremo la ministra della Difesa" Elisabetta Trenta "al Copasir per chiarire dei punti che lei conosce". 

"Conte premier non eletto, è un mio collega"

Durante il suo intervento, Matteo Renzi si è rivolto più volte a Giuseppe Conte e al suo discorso (LEGGI IL TESTO DEL DISCORSO): "Presidente Conte, siamo molto sorpresi dal suo riferimento alle opposizioni. La nostra opposizione non occuperà i banchi del governo o della presidenza come nella scorsa legislatura, non insulterà mai sui social i ministri, non griderà mai 'mafia, mafia' in Europa contro il governo, dando fiato ai pregiudizi contro di noi". Poi aggiunge: "Lei può dimostrare chiaramente che una parte del racconto della scorsa legislatura era falso. Lei è un premier non eletto, un mio collega, ma nessuno può negarle la legittimità". Giuseppe Conte ha poi replicato ironizzando: "Mi chiama collega, ma è  professore lui?". 

"Contratto scritto con inchiostro simpatico"

Renzi parla anche del contratto M5s-Lega e della flat tax: "Il contratto è scritto con l'inchiostro simpatico e garantito da un assegno a vuoto. La flat tax se fatta sul serio costa 60 miliardi. Auguri. Superare la legge Fornero costa 12 miliardi, se va male 20. Ne avete messi 5 nel contratto", aggiunge.

"Terza Repubblica? Sembra sia tornata la Prima"

Successivamente Renzi ha fatto riferimento alle parole post elezioni di Luigi Di Maio, il quale aveva annunciato la nascita della Terza Repubblica dopo la vittoria del M5s: "È iniziata la Terza Repubblica? Gli 80 giorni di teatrino ci fanno pensare che sia tornata la Prima Repubblica con un armamentario lessicale come 'i due forni'. Non so se è il governo del cambiamento. Intanto è cambiato il vocabolario: quello che nella XVII Legislatura si chiamava inciucio oggi si chiama contratto; quello che nella XVII Legislatura si chiamava partitocrazia oggi si chiama democrazia parlamentare, quello che nella XVII Legislatura si chiamava condono oggi si chiama pace fiscale, quello che nella XVII Legislatura si chiamava un uomo che tradisce il proprio mandato oggi si chiama cittadino che aiuta il governo a superare la fase di crisi. Non so se cambierete il Paese. Intanto avete cambiato il clima politico", sottolinea

"Salvini stia attento alle parole, rappresenta un Paese"

Nel suo discorso, non è mancato il riferimento a Matteo Salvini, leader della Lega: "Voglio parlare da padre a padre: ora rappresenta il Paese, non possiamo permetterci di creare polemiche. Stia attento alle parole, non è più solo leader politico, rappresenta un Paese. Non possiamo permetterci crisi con la Tunisia, creare un clima incendiario. Ci dia una mano, guida l'ordine pubblico ed è responsabile della sicurezza di tutti noi. Parli da padre sapendo che i figli ci ascoltano", ha detto il senatore Pd Matteo Renzi nel suo intervento in Aula. "Voglio che risuoni il nome di Mor e Modou uccisi da un italiano razzista a Firenze quando ero sindaco, in risposta a chi ha detto che 'la pacchia è finita'".

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Data ultima modifica 05 giugno 2018 ore 19:00

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