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Caos governo, la crisi politica tra prime volte e irritualità

L'arrivo di Carlo Cottarelli al Quirinale (foto: Ansa)
3' di lettura

La ventata di novità che ha segnato i giorni seguiti al voto del 4 marzo si è ben presto trasformata in un'irritualità che ha stravolto formule e prassi consolidate, sfociando in colpi di scena che hanno reso imprevedibile, e a tratti drammatica, la crisi politica. LIVE

Aspetti il premier incaricato, esce il portavoce del Quirinale. E nella vana attesa di Carlo Cottarelli e della sua lista di ministri, al termine del colloquio al Colle con il presidente Mattarella, le telecamere che inquadrano la selva di microfoni attorno allo stesso portavoce rendono lo stupore di giornalisti e fotografi davanti a una situazione "mai vista". L'ennesimo inedito di una crisi che, se sfocerà nella Terza Repubblica, lo farà senza usare la forza dirompente delle monetine contro Craxi all'Hotel Raphael, né quella suadente dei video-messaggi di Berlusconi che, insieme, portarono alla Seconda. Perché la ventata di novità che ha segnato i giorni seguiti al voto del 4 marzo si è ben presto trasformata in un'irritualità che ha stravolto formule e prassi consolidate, sfociando in colpi di scena che hanno reso imprevedibile, e a tratti drammatica, la crisi politica.

Un tentativo dopo l'altro

Falliti i mandati esplorativi conferiti ai presidenti di Senato e Camera, Casellati e Fico, il 7 maggio il Capo dello Stato fa nuove consultazioni, tutte in un giorno, lanciando l'ultimatum a Movimento 5 Stelle e Lega: senza un accordo politico, il Colle sosterrà la formazione di un governo di servizio. Accogliendo le richieste dei due partiti, il Quirinale concede tempo su tempo... finché, dopo aver smentito una prima bozza che evocava l'uscita dall'Euro, i due partiti firmano un contratto di governo e lo sottopongono alla propria base: a oltre due mesi dalle elezioni, nel weekend tra il 18 e il 20 maggio, i militanti grillini tornano a votare online sulla piattaforma Rousseau e quelli leghisti nei gazebo allestiti in piazza.

Il nodo del premier

Di fatto, il programma arriva prima della persona che lo dovrà attuare: il nodo resta quello del premier e per scioglierlo serve un'altra prima volta: un tecnico quasi sconosciuto - Giuseppe Conte, avvocato civilista e docente all'Università di Firenze - a capo di un esecutivo politico. Al Quirinale arriva in taxi e Mattarella gli conferisce l'incarico, nonostante le perplessità e le polemiche su un presunto curriculum gonfiato, ma l'avventura del professore si infrange sul rifiuto che il presidente della Repubblica oppone a Paolo Savona come Ministro dell'Economia, per le sue posizioni critiche sull'Euro. Il no alla nomina di un ministro non è una novità assoluta ma stavolta l'effetto è deflagrante: il clima si incendia tra le richieste di impeachment al presidente, le accuse ai poteri forti, i sospetti incrociati... E Di Maio e Salvini vanno poi a confidare le proprie preoccupazioni da Barbara D'Urso, in un salotto televisivo diverso da quello che aveva fatto da scenario alle passate legislature.

L'incarico passa a Cottarelli, economista scelto da Mattarella per un governo neutro, ma ogni altra ipotesi resta aperta. In un susseguirsi di eventi che una volta si sarebbe chiamato "Diario della crisi", ma che oggi sembra più "Aspettando Godot".

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