Camere, il debutto dei parlamentari: al via una settimana clou

Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica (Ansa)
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Oggi i nuovi senatori entrano a Palazzo Madama mentre per i deputati l'appuntamento è fissato a domani. Venerdì la prima seduta, poi una serie di tappe fino alla formazione del nuovo governo. SCHEDA - SPECIALE ELEZIONI

Si apre una settimana clou per i nuovi eletti in Parlamento dopo il voto del 4 marzo. Oggi i nuovi senatori varcano per la prima volta le porte di Palazzo Madama mentre per i nuovi deputati l'appuntamento è fissato per martedì. Dovranno sbrigare alcuni passaggi burocratici: oggi parte la registrazione dei nuovi eletti con dati anagrafici, foto e firma ma solo venerdì 23 marzo ci sarà la prima seduta dei due rami del parlamento per la costituzione dell'ufficio di presidenza e della giunta delle elezioni provvisori e per l'avvio delle votazioni sui presidenti. Da quel giorno in poi sono previste una serie di scadenze e 'tappe obbligate' che porteranno - o dovrebbero portare - verso la formazione del nuovo governo. Sbocco che al momento non è affatto garantito. Ecco il timing istituzionale da prassi ormai consolidata.

L'elezione dei presidenti delle Camere

Il nuovo Parlamento si riunisce per la prima volta venerdì 23 marzo e procede all'elezione dei rispettivi presidenti. Con la prima seduta delle Aule di camera e Senato prende ufficialmente il via la XVIII legislatura. Entro il 25 marzo i deputati comunicano al segretario generale di Montecitorio a quale gruppo parlamentare appartengono. Entro il 27 marzo, invece, il presidente della Camera convoca i deputati appartenenti a ciascun gruppo e quelli da iscrivere nel gruppo Misto. Successivamente, i gruppi eleggono i propri presidenti, vicepresidenti e comitati direttivi. La data della seconda seduta della Camera e del Senato viene fissata una volta eletti i nuovi presidenti e sarà dedicata all'elezione dell'Ufficio di presidenza, composto da quattro vicepresidenti, tre Questori e otto segretari.

Le Consultazioni

Una volta eletti i presidenti delle due Camere e costituiti i gruppi, il presidente della Repubblica potrà avviare le consultazioni. Tra le ipotesi che appaiono più fondate al momento, il Capo dello Stato non dovrebbe avviarle prima di Pasqua, ma solo a partire da martedì 3 aprile. Nel frattempo il presidente del Consiglio, per cortesia istituzionale e secondo la prassi, dovrebbe recarsi al Quirinale per rassegnare le sue dimissioni. Ovviamente le dimissioni saranno 'congelate' e il premier resterà a palazzo Chigi per il disbrigo degli affari correnti finché non si formerà il nuovo governo. Le consultazioni non sono normate dalla Costituzione, ma sono una prassi. Solitamente si comincia con i presidenti delle Camere e con gli ex presidenti della Repubblica, in questo caso sarà quindi consultato Giorgio Napolitano. Poi saliranno al Quirinale i rappresentanti dei gruppi parlamentari, che potranno decidere di avere in delegazione anche il leader del partito. A volte si comincia con il gruppo più grande, altre con quello più piccolo. Le consultazioni durano un minimo di due giorni, solitamente. Se alla fine del primo giro di consultazioni non si arriva all'individuazione di una maggioranza, si può procedere ad altri giri di consultazioni o, come in passato, all'indicazione di un 'esploratore' - che potrebbe essere anche uno dei presidenti del Parlamento appena eletti, poiché espressione di una maggioranza numerica - che compirà i suoi sondaggi tra i partiti per verificare se è possibile indicare una maggioranza che sostenga un governo. Se e quando si troverà una maggioranza, essa esprimerà anche un candidato premier.

L'incarico

Il presidente della Repubblica, una volta individuata una maggioranza parlamentare, convocherà la personalità indicata dalle forze politiche come in grado di coagulare i voti necessari per ottenere la fiducia, e le conferirà l'incarico, che potrà essere pieno o con alcune condizioni (in quel caso si parla di preincarico). L'incaricato può accettare subito o accettare l'incarico con riserva, ovvero prendersi alcuni giorni per avviare un confronto con le forze politiche e solo dopo tale confronto sciogliere la riserva.

Il nuovo governo

Una volta accettato l'incarico, il premier forma il governo. Cioè stila la lista dei ministri, che proporrà al Capo dello Stato, durante un colloquio al Colle. Trovata l'intesa sulla lista, il presidente della Repubblica nomina i ministri. Entro poche ore presidente del Consiglio e ministri giurano nel salone delle Feste al Quirinale. I componenti dell'esecutivo, una volta prestato giuramento al Quirinale, scenderanno a palazzo Chigi dove si terrà la cerimonia della campanella, cioè il passaggio di consegne con il premier uscente, e la prima riunione del Consiglio dei ministri che servirà a nominare il sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Dopo il passaggio di consegne tra il presidente del Consiglio uscente e il nuovo, il neo-premier si riserverà alcune ore per scrivere il discorso programmatico con il quale si presenterà alle Camere per chiedere il voto di fiducia. Solitamente vale il principio della 'culla': si chiede per prima la fiducia alla Camera che la volta precedente fu lasciata per ultima. In questo caso si dovrà cominciare dal Senato. Ottenuta la fiducia il governo è in carica e può cominciare la sua attività.

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