Angeletti: "L'art. 18? Tra un anno ne parleremo ancora"

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Il segretario Uil: "O il Parlamento accetta le modifiche o non se ne farà nulla". Camusso (Cgil): "Chiederemo all'Aula di intervenire". Bonanni (Cisl): "Con questo governo abbiamo comunque trattato bene". Ma Di Pietro attacca Monti: "Arrogante"

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Cisl e Uil possibiliste, Camusso assai più netta. Mentre l'Ocse incoraggia il governo italiano a intervenire sulla riforma del lavoro, i sindacati confermano le proprie posizioni su uno dei punti più controversi, la modifica dell'articolo 18.
"Penso che questa vicenda, avendo ormai assunto una dimensione totalmente politica, o si riesce a risolvere trovando  un compromesso all'interno del Parlamento, che accolga anche le nostre istanze, o altrimenti la soluzione più italiana sarà quella di non prendere nessuna decisione e probabilmente fra un anno staremo ancora a parlare di articolo 18", dice a SkyTG24 il segretario della Uil Angeletti (l'intervista integrale).

"Con questo governo abbiamo trattato bene: tutta la partita del mercato del lavoro dimostra che abbiamo fatto un buon lavoro, alla faccia di chi dice che la concertazione è morta", spiega invece Raffaele Bonanni (Cisl), confermando comunque che le modifiche sono necessarie.



Più netta Susanna Camusso: "Chiederemo al Parlamento - dice la segretaria Cgil - di intervenire sull'introduzione del reintegro in tema di licenziamento e non escludiamo che altri punti siano suscettibili di modifiche".



Su posizioni persino più radicali, il leader dell'Italia dei valori Antonio Di Pietro: "Questa idea così arrogante, professorale e scomposta di pensare che tutti quelli che non credono giusto quel che fa lui siano ignoranti è tipico di chi non ha argomenti di merito ma solo la prepotenza di chi si sente il nuovo unto, sobrio, del Signore", attacca, alludendo al premier Monti.

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