La malaria fermò Attila? Nuove scoperte

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A Lugnano in Teverina resti di un rito forse legato a epidemia

(ANSA) - TERNI, 13 OTT - Nuove conferme alla tesi degli archeologi della presenza della malaria che, nella metà del V secolo d.C., infestò l'area dove oggi sorge Lugnano in Teverina, fermando l'avanzata di Attila: dal sito archeologico di Poggio Gramignano è emersa infatti una tomba con i resti di una bambina di dieci anni, con la bocca aperta e una pietra collocata all'interno della cavità orale, pietra che farebbe ricondurre ad un rito legato presumibilmente all'epidemia della malattia. Il rinvenimento è avvenuto durante la campagna di scavi nello scorso luglio ad opera di un'equipe di archeologi statunitensi guidata da David Soren, dell'università dell'Arizona, che per primo scoprì la necropoli dei bambini. Le operazioni sono state condotte da ricercatori della Yale e della Stanford University, in collaborazione con la Soprintendenza archeologica, Belle Arti e Paesaggio dell'Umbria e il Comune di Lugnano in Teverina.
   

Data ultima modifica 13 ottobre 2018 ore 18:08

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