Mafia a Catania, operazione contro clan: 35 indagati

Sicilia
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Centinaia di poliziotti stanno eseguendo un’ordinanza nei confronti di 35 soggetti. Il clan aveva fatto affiggere per le vie di Adrano un necrologio con l’annuncio della morte di un neo-collaboratore di giustizia, con scritto anche il luogo e l'orario dei presunti funerali

Nella provincia etnea, nel corso di una vasta operazione antimafia della polizia di Catania, con l'impiego di centinaia di poliziotti, è stata eseguita un'ordinanza nei confronti di 35 indagati disarticolando la cosca Santangelo-Taccuni di Adrano, espressione territoriale della ‘famiglia' Santapaola-Ercolano. La polizia ha arrestato 15 persone, notificato il provvedimento cautelare in carcere a 12 indagati già detenuti e posti altri quattro ai domiciliari. Il gip ha disposto anche l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per tre persone. Uno dei destinatari della custodia cautelare in carcere è attualmente detenuto all'estero e per lui sono stati già attivati i canali Interpol per la notifica del provvedimento.

Le accuse

Tutti sono indagati, a vario titolo, per associazione mafiosa e traffico di cocaina, eroina e marijuana con l'aggravante di essere un'associazione armata e di avere agevolato il clan Santangelo-Taccuni. Contestati anche retai contro il patrimonio e il furto di un Atm. Il gip, accogliendo la richiesta della Dda di Catania basata su indagini commissariato di Adrano e della squadra mobile etnea, ha riconosciuto la leadership del gruppo a Gianni Santangelo, già detenuto per altra causa, contestandogli di essere il promotore, organizzatore e direttore dell'associazione finalizzata al traffico ed allo spaccio di sostanze stupefacenti.

Un'intercettazione dell'inchiesta
Un'intercettazione dell'inchiesta - ©Ansa

L’inchiesta

L'inchiesta, denominata 'Adrano Libera' e coordinata dalla Dda della Procura di Catania, si basa anche su riscontri forniti delle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia tra le quali quelle di Valerio Rosano. La notizia del suo 'pentimento' ebbe forti ripercussioni nella sua famiglia, visto che il padre Vincenzo era un esponente di vertice del clan. La reazione della cosca fu pubblicamente manifestata con l'affissione di locandine funerarie nel centro storico di Adrano che annunciavano la morte di Valerio Rosano e fissavano le sue esequie in una chiesa inesistente, il cui indirizzo era quello del commissariato di Adrano. Dalle indagini è emerso anche un vasto traffico sostanze stupefacenti provenienti dalla Lombardia e sono stati eseguiti importanti sequestri di droga. Il clan, che gestiva tre piazze di spaccio' ad Adrano, si approvvigionava nel messinese, in Calabria e in Campania.

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