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Palermo, trattativa Stato-mafia: Berlusconi non risponde ai giudici. VIDEO

3' di lettura

L’ex premier, citato come teste assistito, si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti alla Corte d'Assise d’Appello nell'aula bunker dell'Ucciardone. Negata la riproduzione di una video intervista. L'ex vicepremier Di Maio: "Sono senza parole"

Silvio Berlusconi, citato come teste assistito davanti ai giudici della Corte d'Assise d'Appello di Palermo, che celebra il processo di secondo grado sulla cosiddetta 'trattativa Stato-mafia', si è avvalso della facoltà di non rispondere, su indicazione dei suoi legali, gli avvocati Franco Coppi e Niccolò Ghedini. L’ex premier ha negato il permesso di farsi riprendere e fotografare nell'aula bunker del carcere palermitano dell'Ucciardone dove si tiene il dibattimento. Berlusconi è stato citato a deporre dai legali dell'imputato Marcello Dell'Utri.

Il tweet di Di Maio: "Sono senza parole"

Duro il commento del ministro degli Esteri e capo politico del M5s, Luigi Di Maio: "Questo Paese non chiuderà mai i conti con il passato, se una persona che ha fatto per tre volte il Presidente del Consiglio si avvale della facoltà di non rispondere in un processo per mafia. Sono veramente senza parole", ha scritto l'ex vicepremier in un tweet.  

Indagato a Firenze per le stragi del 1993

Appena entrato in aula, i giudici hanno illustrato a Berlusconi le prerogative garantitegli dallo status di teste assistito, in quanto a suo carico pende un'inchiesta a Firenze sulle stragi del '93, quindi su fatti "probatoriamente collegati" a quelli oggetto del processo "trattativa". La Corte, dunque, ha preliminarmente avvertito l'ex premier della possibilità di non rispondere precisando, inoltre, che qualora avesse risposto avrebbe assunto "l'ufficio di testimone", quindi avrebbe dovuto dire la verità.

La video intervista di Berlusconi

"Non abbiamo ricevuto nel 1994, né successivamente nessuna minaccia dalla mafia o dai suoi rappresentanti. Vorrei ricordare che i miei Governi hanno sempre operato nella direzione di un contrasto fortissimo nei confronti della mafia, abbiamo incrementato la pena del 41 bis rendendola più dura e l'abbiamo anche spostata sino alla fine della detenzione invece che per un certo più stretto periodo. Abbiamo individuato nuovi strumenti giuridici tra cui il codice antimafia che ha consentito da un lato la cattura di 32 dei più pericolosi latitanti capimafia, 32 su 34". Parlava così Silvio Berlusconi in un’intervista video rilasciata il 20 aprile del 2018 dopo la sentenza di primo grado del processo, che ha condannato a 12 anni di reclusione Marcello Dell'Utri. Francesco Centonze e Francesco Bertorotta, legali dell'ex politico siciliano, avrebbero voluto far sentire in aula l'intervista, ma la Corte d'Assise ha rigettato l'istanza. Il contenuto, già agli atti del processo, sarà trascritto per una più facile consultazione da parte di accusa e difese.

Morra: "Colpito da silenzio di Berlusconi"

"Rimango colpito dal silenzio di Berlusconi in aula. È un suo diritto e lo ha esercitato. Mi domando che senso abbia il silenzio di un ex premier in un'aula di tribunale”. Sono le parole con cui Nicola Morra, presidente della Commissione parlamentare antimafia, ha commentato la decisione dell’ex premier di non rispondere ai giudici. “Se ci si definisce uomini dello Stato, bisogna avere il coraggio della parola, soprattutto in un tribunale. Questo è un silenzio che fa rumore e che di certo non impedisce la ricerca della verità sulla stagione delle stragi”, ha concluso Morra.

Data ultima modifica 11 novembre 2019 ore 13:54

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