Piazza Armerina, uccide il padre a coltellate in una macelleria

Sicilia
Foto di Archivio (ANSA)

Carlo Lo Monaco, 30 anni, ha ucciso il padre, Armando Lo Monaco, che aveva 53 anni, davanti alla sorella. Secondo gli inquirenti, il figlio sarebbe affetto da disturbi mentali

Tragedia familiare a Piazza Armerina, antico borgo in provincia di Enna. Un uomo, Carlo Lo Monaco di 30 anni, ha ucciso a coltellate il padre all'interno di una macelleria dove entrambi stavano acquistando della carne, alla presenza anche dell'altra figlia della vittima, la sorella 21enne dell'assassino, e di altri clienti. La vittima si chiamava Armando Lo Monaco e aveva 53 anni. Tre giorni fa era tornato in Sicilia dalla Germania, dove si era formato un'altra famiglia. Secondo gli inquirenti, Carlo Lo Monaco, che in passato era stato protagonista di alcune violente aggressione, sarebbe affetto da disturbi mentali. L'uomo sarebbe uscito di casa con il coltello in tasca, si sarebbe scagliato sul padre all'interno del negozio, e poi sarebbe tornato verso casa, dove è stato raggiunto dagli agenti.

Il post su Facebook

Poche ore prima di uccidere il padre, alla presenza della sorella, Carlo Lo Monaco aveva postato su uno dei suoi profili Facebook alcune frasi scomposte contro i migranti, i "poliziotti corrotti", una psicologa, Richard Gere e personaggi che, a suo giudizio, lavorerebbero per attuare il "piano Kalergi". Il piano, che prende il nome da un filosofo austriaco negazionista dell'Olocausto, si basa sulla credenza che esista un complotto per l'incentivazione dell'immigrazione africana e asiatica verso l'Europa. In un post pubblicato ieri Lo Monaco prendeva di mira anche l'attore americano che aveva visitato i migranti raccolti dalla Open Arms. "Io non chiamerei Richard Gere neanche il mio barboncino...", scriveva. Per i suoi profili social, il giovane aveva scelto lo pseudonimo Apophis Apep come l'antica divinità egiziana che incarnava il caos. Nel lungo scritto di questa mattina, il giovane si scagliava inoltre contro i "massoni" infiltrati in molti settori, i "poliziotti corrotti" e i giudici che con facilità scarcerano spacciatori di droga. "Siamo in pericolo", scriveva alla fine, "dobbiamo essere noi popolo" ad allontanare i pericoli evocati nel post.  

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