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Processo Cara Mineo a Catania, l'udienza slitta al 4 dicembre

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2' di lettura

Tra i 15 imputati anche l'ex sottosegretario alle Politiche agricole, Giuseppe Castiglione, indagato in qualità di allora soggetto attuatore del Centro accoglienza richiedenti asilo più grande d'Europa 

Per l'astensione dei penalisti è stato rinviato al 4 dicembre il processo, davanti al Tribunale di Catania, per turbativa d'asta e falso nell'ambito dell'inchiesta sulla concessione dell'appalto dei servizi, dal 2011 al 2014, al Cara di Mineo. Tra i 15 imputati anche l'ex sottosegretario alle Politiche agricole, Giuseppe Castiglione, indagato in qualità di allora soggetto attuatore del Centro accoglienza richiedenti asilo più grande d'Europa, che aveva chiesto e ottenuto il giudizio immediato. Tra gli altri imputati ci sono l'allora sindaco di Mineo, Anna Aloisi, l'ex presidente del consorzio Sol.Calatino, Paolo Ragusa, l'ex direttore del consorzio "Calatino terra d'accoglienza", Giovanni Ferrera, gli ex vertici delle Ati interessate. Dal procedimento è uscito Luca Odevaine, condannato a sei mesi di reclusione col patteggiamento.

L'inchiesta

Al centro dell'inchiesta le gare d'appalto per la gestione dei servizi del Cara fra il 2011 e il 2014, intervallata da sette proroghe avallate da un protocollo con la Prefettura di Catania. Secondo l'accusa, Castiglione, all'epoca dei fatti soggetto attuatore del Cara, assieme a Odevaine e Ferrera, avrebbe "predisposto il bando di gara con la finalità di affidamento". La Procura di Catania ritiene, in particolare, che le Coop interessate si "costituivano appositamente in Ati" dopo avere "ricevuto rassicurazioni sull'aggiudicazione degli appalti", il cui "bando era concordato con lo stesso Castiglione, Odevaine e con Ferrera". A Castiglione e al sindaco di Mineo, Anna Aloisi, e Paolo Ragusa, in qualità di presidente del consorzio Sol Calatino, è contestata anche la corruzione "per la promessa di voti per loro e i gruppi politici nei quali gli stessi militavano (Pdl, lista Uniti per Mineo e Ncd)" in cambio di "assunzioni al Cara". Ferrera e Odevaine sono indagati anche per falso ideologico per l'assunzione di quest'ultimo al Cara di Mineo come esperto di fondi Ue.

La chiusura del Cara di Mineo

Il ministro degli Interni Matteo Salvini è arrivato al Cara (Centro accoglienza per richiedenti asilo) di Mineo, struttura che, ha confermato da Caltagirone, chiuderà. Al suo arrivo è stato accolto da una delegazione di dipendenti ed ex lavoratori del centro, il più grande d'Europa, che ha protestato con fischi ed esponendo uno striscione con la scritta: "lasciati in mutande". Il ministro è stato contestato anche a Caltagirone in riferimento anche alla questione migranti.

Le parole di Salvini

"Alcune indagini hanno portato alla luce fattispecie evidenti di mafie non solo italiane, ma anche nigeriane che dal Cara di Mineo si sono allargate come potenza operativa dello spaccio su tutto il territorio. Adesso il Cara chiude ed è una bellissima mattinata", lo ha detto il ministro degli Interni, Matteo Salvini, a Caltagirone per l'inaugurazione dei nuovi locali del Commissariato di Pubblica Sicurezza e del Distaccamento della Polizia Stradale. "Sul Cara siamo passati dalle parole ai fatti. Pensiamo già a cosa verrà al suo posto. Si recupereranno al presidio del territorio uomini e donne, si risparmieranno un sacco di quattrini: lavoriamo per ricollocare lavoratori, ma la Sicilia, Catania e Mineo non possono fondare il loro futuro sull'immigrazione. E' un bel segnale. Chi pensa di fare business sull'immigrazione di massa, deve cambiare ragione sociale. E' il segnale che parte da Mineo e rivolto a tutti. Il fenomeno è sotto controllo. Questa è la mia quinta visita al centro immigrati più grande de Europa. Nella primavera del 2017 ebbi anche la buona idea di dormirci dentro per segnalare le condizioni della struttura. C'eravamo impegnati a chiudere quello che era un business da centinaia di migliaia di euro al giorno. Oggi è un bel giorno per legalità territorio che dedico ai due anziani massacrati", ha detto poi il ministro dal Cara di Mineo. 
Il caso a cui fa riferimento il ministro è quello del 18enne ivoriano Mamadou Kamara, ospite del Cara di Mineo, condannato, l'8 febbraio 2019, all'ergastolo dalla Corte d'Assise di Catania per il duplice omicidio e rapina, commesso il 30 agosto 2015 nella villa di Vincenzo Solano, 68 anni, e di sua moglie Mercedes Ibanez, di 70. Il 18enne fu bloccato da militari dell'Esercito e da un Ispettore Capo in servizio nel Cara, insospettiti dai vestiti che indossava, quelli della vittima, troppo grandi per lui. I filmati visionati dalla Squadra Mobile di Catania e del commissariato di Caltagirone che lo riprendono mentre esce dal Cara e mentre si avvicina alla villa. Inoltre una sua polo blu è stata trovata sporca di sangue nell'abitazione dei coniugi, dove furono trovati anche parte di un braccialetto rinvenuto nello zainetto con la refurtiva.

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