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Prof sospesa a Palermo: i legali presentano ricorso

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Gli avvocati dell'insegnante sospesa per non aver vigilato sui propri studenti, che avevano accostato il Decreto Sicurezza alle leggi razziali del 1938, chiedono la dichiarazione di illegittimità del provvedimento disciplinare

Sarà presentato domani mattina, mercoledì 12 giugno, alla sezione Lavoro del Tribunale di Palermo, il ricorso con cui gli avvocati Fabrizio La Rosa e Alessandro Luna chiedono la dichiarazione di illegittimità del provvedimento disciplinare preso dall'Ufficio Scolastico Provinciale di Palermo nei confronti della professoressa Rosa Maria dell'Aria. La donna era stata sospesa per 15 giorni dall'insegnamento e dallo stipendio per omesso controllo su una ricerca in PowerPoint presentata da un gruppo di alunni, in cui gli studenti avevano paragonato le leggi razziali del 1938 al Decreto Sicurezza del ministro degli Interni, Matteo Salvini. La docente era rientrata in classe al termine del provvedimento.

L'accordo mancato

Nei giorni scorsi, a Palermo, i legali della docente avevano incontrato il capo dipartimento per il sistema educativo del Miur, Carmela Palumbo, e il capo dell'ufficio legislativo, Maurizio Borgo, per trovare un accordo che non si è raggiunto. Dell'Aria, lo scorso 23 maggio aveva incontrato in prefettura anche i ministri Matteo Salvini e Marco Bussetti, e, successivamente, aveva chiesto un provvedimento in cui si dichiarasse la sua estraneità alle colpe: "La sanzione inflittami - aveva detto - è ingiusta e non accetterò un atto di clemenza". 

Le parole del legale

"Siamo davvero molto rammaricati perché andare in giudizio significa che si allungano i tempi della soluzione e la prima udienza non sarà prima di sei mesi, ma il ricorso è assolutamente fondato e arriveremo alla revoca della sanzione". Lo dice all'ANSA l'avvocato Alessandro Luna, figlio e legale, insieme con il collega Fabrizio La Rosa, della professoressa Rosa Maria Dell'Aria. "Per come si sono messe le cose, non abbiamo altra via d'uscita che presentare il ricorso - spiega il legale - siamo costretti a chiamare in causa il giudice perché la soluzione extragiudiziale che in un primo tempo si era ipotizzata, per far dichiarare illegittima la sanzione disciplinare e privarla di tutti i suoi effetti giuridici, non è perseguibile". Secondo quanto spiega l'avvocato Luna "per evitare il ricorso avrebbe dovuto essere lo stesso Anello a riconoscere l'illegittimità della sanzione, un assurdo, perché la persona che dovrebbe revocare il provvedimento è la stessa che lo ha emesso".

L'ipotesi di conciliazione

La soluzione in via extragiudiziale per chiudere il caso ammessa dal ministero avrebbe previsto la dichiarazione d'illegittimità della sanzione comminata, che poi sarebbe stata revocata. Ma i tecnici del Miur ritenevano di poter escludere dal procedimento il provveditore agli studi di Palermo Marco Anello, che ha firmato il provvedimento disciplinare, in quanto non responsabile dell'Ufficio scolastico regionale, attualmente privo di dirigente dopo il pensionamento della direttrice. "Anello - sottolinea l'avvocato Luna - per noi è il vicario della dirigenza regionale e, quindi, non può essere escluso". Nel ricorso di una quarantina di pagine, gli avvocati Luna e La Rosa sottolineano l'illegittimità della sanzione per la violazione degli articoli della Costituzione, della Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza e della stessa Dichiarazione sui diritti dell'uomo e chiedono il risarcimento di 10 mila euro "o nella minore o maggiore misura che il giudice riterrà equo" per danno "all'immagine e alla reputazione professionale".

Data ultima modifica 11 giugno 2019 ore 17:27

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