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Estorsione aggravata dal metodo mafioso, chiesti 3 anni e 6 mesi per l'ex bomber Miccoli

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2' di lettura

L’ex capitano del Palermo è stato condannato in primo grado. Secondo l’accusa, si sarebbe rivolto al figlio del boss Antonio Lauricella per aiutare un ex fisioterapista della squadra a recuperare un credito 

Tre anni e sei mesi di reclusione. È la condanna chiesta per l'ex capitano del Palermo Fabrizio Miccoli a processo per estorsione aggravata dal metodo mafioso dal sostituto procuratore generale di Palermo, Ettore Costanza. Il magistrato ha concluso oggi la requisitoria nel processo d'appello al calciatore, già condannato in primo grado. Secondo l'accusa, l'ex bomber rosanero, tra il 2010 e il 2011, avrebbe chiesto aiuto a un amico, Mauro Lauricella, figlio del boss della Kalsa Antonio, per aiutare un ex fisioterapista della squadra a recuperare un credito. Il 2 ottobre il legale del calciatore, l'avvocato Castronovo, terrà la sua arringa difensiva.

Il recupero dei soldi

La vicenda inizia quando l'ex fisioterapista, Giorgio Gasparini, cerca di riavere 20mila euro investiti nella discoteca Paparazzi di Isola delle Femmine. Le difficoltà a tornare in possesso dei soldi lo spingono a rivolgersi a un altro giocatore per avere un consiglio e poi a Miccoli. Il fatto emerge nel corso dell'inchiesta per la cattura del padre di Lauricella, allora latitante. Gli inquirenti intercettano Miccoli e il figlio del boss. All'inizio del 2011 Miccoli dà a Gasparini una busta con tre assegni per otto mila euro. Per i pm la somma sarebbe stata ottenuta grazie alle pressioni del figlio del capomafia che, nel farsi dare i soldi, avrebbe fatto pesare i suoi legami familiari con Cosa nostra.

Le condanne 

Mentre Lauricella ha scelto di farsi processare col rito ordinario e ha avuto un anno per violenza privata - l'accusa di estorsione è caduta - Miccoli, giudicato in abbreviato, ha avuto tre anni e sei mesi. La procura inizialmente aveva chiesto l'archiviazione: fu il Gip a imporre l'imputazione. 

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