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Trapani, chiavetta usb con esplosivo in procura: arrestato ingegnere informatico

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Secondo l'accusa l'attentatore avrebbe agito nel tentativo di impedire che i creditori mettessero le mani sul patrimonio di famiglia, debitrice di ingenti somme di denaro

Svolta nelle indagini sulla chiavetta usb esplosiva che, lo scorso ottobre, ferì gravemente un ispettore superiore di polizia negli uffici della Procura di Trapani: è stato arrestato come presunto responsabile dell’attentato Roberto Sparacio, un ingegnere informatico disoccupato di 51 anni nato a Salerno, residente a Palermo e domiciliato a Pantelleria, in provincia di Trapani. Durante l’operazione, denominata 'Unabomber Pantelleria' e condotta dalla squadra mobile di Trapani insieme con la polizia giudiziaria della procura, sono stati raccolti gravi indizi di colpevolezza a carico dell’uomo. L’indagine ha permesso di far luce anche sull’esplosione, avvenuta a Palermo nel luglio 2016, di un’altra pen-drive, che ferì gravemente un venticinquenne. L'uomo è indagato per minacce aggravate, lesioni gravissime, tentata estorsione, fabbricazione, commercio e detenzione di materiale esplosivo e di addestramento a preparare esplosivi.

Le indagini

Secondo l'accusa, il 51enne - che collaborava con un docente della facoltà di ingegneria dell'università di Palermo, pur senza un formale contratto - avrebbe agito nel tentativo di impedire che i creditori potessero mettere le mani sul patrimonio di famiglia, debitrice di ingenti somme di denaro. La pen drive, infatti, fu recapitata a un avvocato civilista alla vigilia di un'udienza di una causa civile scaturita dalla denuncia di un gruppo di creditori. Nel corso delle indagini, durante le quali la polizia si è avvalsa di un agente sotto copertura, è emerso che l'ingegnere avrebbe confezionato un'altra pen drive esplosiva, destinata a una persona che aveva acquistato all'asta un immobile appartenuto alla sua famiglia.

Il laboratorio

Nell'abitazione del professionista, a Pantelleria, vi era un vero è proprio laboratorio per la preparazione di congegni esplosivi e per miscelare sostanze chimiche. La polizia ha scoperto, inoltre, in una cava di contrada Kazen, un chilo di sostanze esplosive considerate molto pericolose, al punto che gli inquirenti, considerato che il materiale non sia trasportabile.

La chiavetta esplosiva

La chiavetta contenente esplosivo, inserita all'interno di un plico, era stata recapitata all’avvocato civilista, Monica Maragno, nel settembre 2016. La busta recava in intestazione il logo del Consiglio Ordine avvocati Trapani e, appena ricevuto il plico, il legale aveva chiamato il consiglio forense per sincerarsi se fosse realmente il mittente. Appreso che da quell'ufficio non era stato inviato nulla, il legale consegnò la busta all'Ordine professionale che, a sua volta, lo recapitò in procura. Dopodiché la chiavetta rimase inutilizzata per parecchi mesi, per poi essere visionata, lo scorso ottobre, dall’ispettore superiore della sezione di polizia giudiziaria, Gianni Aceto. Mentre stava inserendo una chiavetta usb in un computer, questa è esplosa ferendo l’uomo alla mano sinistra.

Data ultima modifica 21 maggio 2019 ore 17:00

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