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Terrorismo, fermati 2 lupi solitari: "Pronti ad arruolarsi nell'Isis"

I titoli di Sky TG24 delle 18 del 17 aprile

6' di lettura

La Procura di Palermo ha disposto il fermo di Giuseppe Frittitta, 25 anni, residente in Lombardia, e di un marocchino di 18 anni, Ossama Gafhir, residente a Cerano, in provincia di Novara

Due persone, accusate di istigazione a commettere reati di terrorismo e autoaddestramento per commettere atti terroristici, sono state fermate su disposizione della Procura di Palermo. Si tratta di un palermitano, Giuseppe Frittitta, 25 anni, residente in Lombardia, e di un marocchino di 18 anni, Ossama Gafhir, residente a Cerano, in provincia di Novara. Frittitta, convertito all'Islam, e Ghafir, ritenuto un fondamentalista islamico, secondo la procura, progettavano di andare a combattere con l'esercito dell’Isis in Siria e Turchia.

La ricostruzione

I due si sarebbero conosciuti su internet e il giovane marocchino avrebbe spinto Frittitta alla ‘radicalizzazione’. Il palermitano vive ora a Brescia dove lavora come autotrasportatore. Gli inquirenti hanno monitorato la sua intensa attività di propaganda sui social. Frittitta ha anche avuto per alcuni mesi rapporti, tramite il web, con una jihadista americana che vive negli Usa che gli forniva indicazioni riservate sulle zone teatro delle battaglie dell'Isis. Gli inquirenti stanno cercando di identificarla. Nei giorni scorsi, l'uomo, che si fa chiamare Yusuf, si è sposato a Brescia con una cittadina marocchina. Ghafir viveva a Cerano con i familiari e non aveva mai destato sospetti. La sua attività di proselitismo, come ricostruito dagli inquirenti, si svolgeva attraverso internet. L'inchiesta che ha portato ai fermi è stata coordinata dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, dall'aggiunto Marzia Sabella e dal Pm Gery Ferrara.

L'addestramento

Secondo i magistrati, Frittita e Gafhir acquisivano materiale video con istruzioni per la partecipazione ai combattimenti, studiavano tecniche di guerriglia e scaricavano notizie sulle azioni kamikaze. Sarebbe stato il giovane marocchino, appena 18enne, a spingere progressivamente Frittitta, 25 anni, a forme estreme di radicalizzazione e a istigarlo ad addestrarsi per andare a combattere nei territori occupati dall'Isis a sostegno dei miliziani jihadisti. Entrambi praticavano il soft air, la simulazione di azioni militari, per imparare l'uso delle armi e per allenarsi fisicamente. Per i magistrati sarebbero due ‘lupi solitari', "che - scrivono i Pm nel provvedimento di fermo - intraprendono la jihad senza una ben precisa e chiara organizzazione ma spinti e motivati solo dal crescente odio verso i Kuffar, parola araba che indica, attraverso una grande varietà di sfumature, la persona che non crede nel Dio islamico". Due "mujaheddin virtuali" , insomma, secondo la procura, "che promuovono una guerra culturale, anche a colpi di tweet e di notizie artatamente piegate alla propaganda radicale".  

La propaganda sui social

Si faceva selfie, che poi postava sui social, con in mano un coltello che definiva "mio compare 26 centimetri", si era fatto crescere una lunga barba nera e inneggiava alla vendetta dei combattenti dell'Isis morti in battaglia. Più volte, in rete e nelle conversazioni via web, invocava l'uccisione di "tutti gli occidentali". Per mesi la Digos, coordinata dalla Procura di Palermo, ha monitorato le sue attività sui social e lo ha tenuto sotto controllo: mercoledì 17 aprile Frittitta è stato fermato per istigazione e apologia a commettere reati di terrorismo.

La rete di contatti

Con Frittitta è finito in cella l'amico Gafhir. Il ragazzo si addestrava per andare a combattere in Siria attraverso durissimi allenamenti di crossfit. Frittitta, secondo i pm palermitani, attraverso Facebook, Instagram e WhatsApp ha condiviso materiale propagandistico dell'estremismo jihadista e dello Stato Islamico Daesh: mappe, vessilli, testi di discorsi estremisti, foto e video con scene e canti di guerra, immagini di guerriglieri, video di esplosioni e di combattimenti. Il palermitano prendeva il materiale su internet da soggetti vicini all'estremismo islamico e da gruppi nati su Whatsapp, come quello chiamato "La Scienza del Corano". Aveva contatti e condivisioni con musulmani, residenti su tutto il territorio nazionale, che sostenevano l'ideologia salafita e l'imposizione anche violenta delle regole della Sharia.

“La spada come medicina”

"La legge di Allah si applica con la spada e bisogna essere crudeli con i traditori e con i ribelli. E morti tutti". Così non sapendo di essere intercettato, Gafhir parlava con l'amico, aspirante jihadista, Frittitta. "Gli apostati sono una malattia - diceva - e non avranno che la spada come medicina. È arrivata l'ora del combattimento". L'amico palermitano, che si sarebbe radicalizzato su istigazione del giovane marocchino, rispondeva che l'unico modo per andare incontro ai nemici per ucciderli e, contestualmente, raggiungere il paradiso era morire da kamikaze. "Non c'è un se, ti metti una cosa di sopra che per prima fa esplodere te", spiegava. Poi, nel raccontare di essere stato avvicinato da estranei, che gli avevano "chiesto di fare da spia", commentava: "meglio crepare che tradire". I due sostenevano infine che molti frequentatori delle moschee in Italia erano dei "bastardi traditori che collaborano con la Digos". 

“Devo tagliarle la testa”

"Se me la cresci...se me la cresci tu, come fate crescere le femmine vostre mi costringete ad andarmene in carcere! Mi mandate voi con le vostre mani in carcere a me...perché devo tagliarle la testa". È questo il testo di un'intercettazione tra Frittitta e la madre, che cercava di convincere il figlio ad abbandonare l'estremismo religioso. La donna gli diceva che, se avesse avuto una figlia, avrebbe dovuto delegare a lei la sua educazione per allevarla nel rispetto di sani principi. "Se fossi stata tu musulmana - diceva alla madre - anche tu saresti stata oppressiva. Io ti sarei stato ad ascoltare ma siccome sei miscredente, non hai nessun potere su di me". 

Il dubbio degli inquirenti

"Mi sono preso troppo di collera ho sbagliato tipo due volte strada. Ho allungato 40 chilometri, in più mi sono dovuto fermare. Credimi, mancava poco e Yusuf faceva un casino in autostrada". Sono le parole di Frittata, dettto Yusuf, intercettato mentre parla con Gafhir. La registrazione, che gli inquirenti hanno cercato di interpretare, si presta a più letture: l'uomo potrebbe aver solo descritto lo stress provato in una giornata di viaggio col tir, o, ipotesi inquietante, fare riferimento all'idea di un attentato col camion, come quello già fatto dai terroristi jihadisti ad esempio a Nizza. 

Le parole di Salvini

"Grazie a forze dell'ordine e magistratura per la brillante operazione che ha portato all'arresto di due estremisti islamici. È l'ennesima conferma che è necessario, visto che abbiamo già in casa alcuni potenziali terroristi, non farne arrivare altri via mare" Ha commentato il ministro dell'Interno, Matteo Salvini.  

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