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Messina, mafia: arrestato collaboratore di giustizia

I titoli di Sky Tg24 delle 8 del 27/03

2' di lettura

Assieme a Gaetano Barbera, al quale è stato revocato il programma di protezione, è finita in manette anche la sorella Maria. Sono entrambi accusati di detenzione e porto illegale di arma da sparo 

A Messina sono stati arrestati Gaetano Barbera, ex mafioso del clan Giostra poi passato tra i ranghi dei collaboratori di giustizia, e la sorella, Maria. Sono entrambi accusati di detenzione e porto illegale di arma da sparo. Alla donna sono stati applicati i domiciliari, mentre Barbera è in carcere e gli è stato revocato il programma di protezione. Secondo le indagini, l'uomo era tornato a delinquere. Nella località protetta in cui viveva, ha avuto una lite e una violenta colluttazione in un bar per difendere un amico, al quale del malviventi, legati alla criminalità locale avevano preso un orologio a garanzia di un credito. Temendo ritorsioni, il pentito si è procurato una pistola che gli è stata consegnata a domicilio dalla sorella, Maria, che l'ha trasportata in treno da Messina alla località protetta. L'arma è stata trovata oggi dalla polizia.

Chi è Barbera

Barbera ha numerosi precedenti penali ed è ritenuto responsabile di quattro omicidi: era inserito nel clan Giostra ed è ritenuto uno dei fedelissimi del capomafia ergastolano Marcello D’Arrigo. Dal 2013 ha cominciato a collaborare con i magistrati rendendo dichiarazioni ritenute attendibili. A sorpresa, nel corso di un processo in cui era imputato dell’omicidio del boss Stefano Marchese, ucciso per contrasti sulla gestione della cosca, Barbera aveva rivelato di voler fare dichiarazioni spontanee e aveva confessato in aula il delitto. Marchese era stato assassinato nel 2005 a 27 anni. Barbera lo aveva inseguito sparandogli alle spalle e prima di giustiziarla, aveva sollevato la visiera del casco e detto: "Guarda, sono io che ti sto sparando". Il mandante del delitto era stato proprio il boss D’Arrigo. Barbera è responsabile anche degli attentati costati la vita a Francesco La Boccetta, Sergio Micalizi e Roberto Idotta, omicidi commessi nell’ambito della guerra tra cosche.

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