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Mafia, blitz dei Ros decapita Cosa nostra ennese: 21 arresti

I titoli di Sky TG24 delle 8 del 26/03

2' di lettura

Le indagini hanno permesso di ricostruire le dinamiche relative alla famiglia mafiosa di Pietraperzia. Le accuse contestate sono associazione di stampo mafioso, omicidio, estorsione e altro 

I carabinieri del Ros hanno eseguito 21 provvedimenti cautelari nei confronti di altrettati indagati per associazione di stampo mafioso, omicidio, estorsione e altro in provincia di Enna e in altre località italiane. Le indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta, hanno permesso di ricostruire le dinamiche criminali relative alla famiglia mafiosa di Pietraperzia posta ai vertici di Cosa nostra ennese. È stata fatta luce, inoltre, su numerosi episodi criminosi, tra cui l'omicidio di Filippo Marchì, avvenuto il 16 luglio del 2017. 

Summit con la 'famiglia' Santapaola-Ercolano

Il clan mafioso colpito dai provvedimenti cautelari non solo faceva affari nella provincia di Enna, dove è ai vertici di Cosa nostra, ma teneva anche summit di alto livello con i vertici della 'famiglia' Santapaola-Ercolano. Un summit tra esponenti della cosca mafiosa di Pietraperzia ed esponenti apicali del clan egemone di Catania è stato infatti ripreso dai carabinieri del Ros di Caltanissetta in una masseria nelle campagne dell'entroterra della Sicilia. Il video è agli atti dell'inchiesta 'Kaulonia'.

L'omicidio Marchì

Il legame della cosca Monachino con la 'famiglia' Santapaola-Ercolano è confermato da un incontro, avvenuto nel febbraio del 2016, a Catania per la 'messa a posto' di un imprenditore ennese la cui impresa era impegnata nella posa di cavi di fibra ottica nel capoluogo etneo. Il gruppo avrebbe organizzato e messo in atto l'uccisione di Filippo Giuseppe Marchì, assassinato il 16 luglio del 2017, autista e uomo di fiducia dello storico boss Salvatore Saitta per punire il figlio di quest'ultimo, Giuseppe Saitta, a capo del clan di Barrafranca che non sopportava l'ascesa dei fratelli Monachino.

I fratelli Monachino

Un clan violento, con solidi legami con la storica famiglia Santapaola-Ercolano di Catania, che non esitava a compiere gesti dimostrativi eclatanti per consolidare il ruolo di gruppo egemone di Cosa nostra nell'Ennese. Secondo gli inquirenti è questa la cosca guidata dai fratelli Giovanni e Vincenzo Monachino. Ci sono anche loro tra i 21 destinatari del provvedimento restrittivo emesso dal Gip, che ha disposto il carcere per 19 indagati, sei dei quali già detenuti, i domiciliari per uno e la sospensione dallo svolgere l'attività forense per l'avvocato Lucia Fascetto Sivillo, del foro di Enna, che avrebbe agevolato il tentativo di rientrare in possesso di beni pignorati e posti all'asta di un 'associato' al clan, Felice Cannata, che opera nel Nord Italia.

Il ministro Salvini: "Facciamo piazza pulita"

Il ministro degli Interni, Matteo Salvini, ha ringraziato le forze dell'ordine e gli inquirenti per l'operazione condotta contro il clan nell'Ennese e ha affermato: "Ventuno arresti in provincia di Enna e in altre città italiane per associazione di stampo mafioso, omicidio ed estorsione. I carabinieri del Ros, coordinati dalla Dda di Caltanissetta, hanno fatto piazza pulita. Ogni giorno decine di criminali vengono sbattuti in galera: c'è chi combatte la malavita a parole e c'è chi fa i fatti. Facciamo piazza pulita". 

 

Data ultima modifica 26 marzo 2019 ore 09:22

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