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Trapani, deputato indagato si autosospende dalla Commissione Antimafia

I titoli di Sky TG24 delle 8 del 23/02

2' di lettura

Il deputato regionale di FI, Stefano Pellegrino, è stato indagato per corruzione elettorale nell'ambito dell'inchiesta che ha portato al fermo di tre imprenditori legati alle cosche trapanesi 

"Il senso di responsabilità e il rispetto che nutro verso la Commissione Antimafia ed il suo presidente, Claudio Fava, mi inducono ad autosospendermi dalla predetta commissione, in attesa della definizione della vicenda giudiziaria in relazione alla quale ho ricevuto l'informazione di garanzia". Sono queste la parole pronunciate dal deputato regionale di FI, Stefano Pellegrino, indagato per corruzione elettorale nell'ambito dell'inchiesta dei carabinieri di Trapani che ieri ha portato al fermo di tre imprenditori accusati, tra l'altro, di aver finanziato la famiglia del boss latitante Matteo Messina Denaro. "Sono certo che la commissione, con l'indispensabile contributo dei funzionari e del personale addetto, - aggiunge Pellegrino - perseguirà l'incessante e proficuo lavoro intrapreso nel corso della legislatura".

La posizione di Pellegrino nell'inchiesta

"In ogni caso - spiegano gli inquirenti nel provvedimento emesso venerdì 22 febbraio - dal complesso delle investigazioni svolte non è comunque emersa la messa a disposizione di Pellegrino in favore dell'associazione mafiosa e, pertanto, in relazione a un presunto accordo politico-mafioso tra Cosa nostra e il candidato, non si è raggiunto, allo stato e salvi ulteriori sviluppi, un grave quadro indiziario in riferimento alle possibili e diverse ipotesi di concorso in associazione mafiosa. Del tutto chiaro è l'interesse di Luppino e di Giorgi (gli imprenditori fermati venerdì, ndr) - proseguono i Pm - all'appoggio politico di uno specifico candidato, giacché è anche e soprattutto grazie all'infiltrazione nel tessuto politico che gli stessi possono conseguire il controllo delle attività economiche. Dalle investigazioni svolte, allo stato attuale – concludono i magistrati - non è emersa la prova che gli esponenti politici (Pellegrino e un altro candidato, Toni Scilla, ndr) si siano rivolti a Luppino e a Giorgi non solo perché imprenditori di rilievo e rappresentanti del movimento politico locale 'Io amo Campobello', ma anche perché consapevoli della loro appartenenza mafiosa".  

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