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Palermo, vescovo: “Mafiosi e condannati fuori dalle Confraternite”

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2' di lettura

A stabilirlo un decreto dell’arcivescovo Lorefice, che rappresenta un giro di vite nei confronti di ogni tentativo di infiltrazioni mafiose e criminali all'interno delle organizzazioni religiose 

I responsabili e gli appartenenti alle Confraternite della Diocesi di Palermo non devono avere precedenti penali, in particolare per quanto riguarda reati di mafia, e non possono essere iscritti alla massoneria. Lo stabilisce un decreto dell'arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice, pubblicato sul sito dell'arcidiocesi, che rappresenta un giro di vite nei confronti di ogni tentativo di infiltrazioni mafiose e criminali all'interno delle organizzazioni religiose.

Il decreto dell’arcivescovo

"Non possono essere accolti, quali membri della Confraternita - si legge nel decreto dell'arcivescovo - coloro che si sono resi colpevoli di reati disonorevoli o che con il loro comportamento provocano scandalo; coloro che appartengono ad associazioni di stampo mafioso o ad associazioni più o meno segrete contrarie ai valori evangelici. L'iscrizione alle associazioni massoniche 'rimane proibita' dalla Chiesa". Il divieto riguarda anche "coloro che hanno avuto sentenza di condanna per delitti non colposi passata in giudicato". Inoltre "decade automaticamente dal ruolo di confrate chi si rende colpevole dei reati che sono ostativi all'ammissione" mentre "i confrati che siano interessati da provvedimenti cautelari restrittivi della libertà personale, decadono fino all'accertamento giudiziario della loro condizione". Ma l'arcivescovo di Palermo non si limita a chiedere il certificato dei carichi pendenti: "Consapevoli che una 'fedina penale pulita' non necessariamente è indice di 'vita pulita', - scrive Mons. Lorefice - si dà mandato ai parroci e agli assistenti spirituali di accompagnare sempre la richiesta di ammissione a una Confraternita con una lettera che dia sufficienti garanzie circa la retta intenzione del richiedente e la serietà della sua vita, quale condizione essenziale e imprescindibile per l'ammissione nella Confraternita".

Gli "inchini" davanti alle abitazioni dei mafiosi

A spingere verso questa misura sono probabilemnte stati i diversi episodi raccontati dalla cronaca: dagli "inchini" dei santi davanti alle abitazioni dei mafiosi all'arresto di "confrati" collegati a gruppi criminali. Nel 2016, suscitò molto scalpore una fermata imprevista, in prossimità dell'abitazione della famiglia Riina a Corleone, della processione per la festa di san Giovanni Evangelista. Il capo della confraternita è stato poi condannato a sei mesi con la condizionale. Dopo quell'episodio il vescovo di Monreale, Michele Pennisi, pose il veto ai mafiosi e a tutti quelli che "provocano scandalo" di fare da padrini nelle cerimonie di battesimo.  

Data ultima modifica 21 febbraio 2019 ore 19:25

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