Napoli, donna aggredisce medico a "colpi" di mozzarelle

Campania

I carabinieri stanno indagando sulla vicenda avvenuta ieri sera. Dopo avere aggredito una dottoressa, la donna - che è la parente di un paziente - ha lasciato la struttura sanitaria

Una donna, spazientita per la lunga attesa, ha aggredito una dottoressa lanciandole contro un contenitore di mozzarelle. L'episodio è avvenuto ieri sera all'Ospedale del Mare di Napoli. Dopo l'aggressione nei confronti del medico, la donna, che si trovava nel nosocomio con il marito, si è allontanata dalla struttura. Sul caso indagano i carabinieri.

La ricostruzione

Secondo quanto emerso fino a questo momento, la donna si sarebbe lamentata per la lunga attesa e, dopo aver scoperto che si sarebbe protratta ancora, avrebbe rivolto alcuni insulti alla dottoressa per poi scagliarle contro la vaschetta di mozzarella del menù serale dell'ospedale. Il medico per fortuna non ha riportato conseguenze e, refertata al pronto soccorso dello stesso ospedale, non ha ricevuto giorni di prognosi. La donna, forse preoccupata per l'arrivo delle forze dell'ordine, si è allontanata dalla struttura sanitaria, ma è stata poi identificata dai carabinieri che stanno svolgendo ulteriori approfondimenti su quanto accaduto. Al momento non risultano denunce nei confronti della donna.

Fnomceo: “Solidarietà e vicinanza alla collega aggredita”

"Esprimiamo la nostra solidarietà e vicinanza alla collega aggredita a Napoli dalla parente di un paziente ricoverato", a parlare è il presidente della Federazione degli Ordini dei Medici, Filippo Anelli. "È calendarizzato per mercoledì 5 agosto in Aula al Senato il Disegno di Legge per la sicurezza degli operatori sanitari e socio-sanitari nell'ambito delle loro funzioni - annuncia Anelli - Il nostro auspicio è quello di una contestuale approvazione senza modifiche, in modo da avere finalmente strumenti preventivi e dissuasivi dalla violenza contro i medici e gli altri operatori". "La Legge è un passo avanti importante ma, da sola, non sarà sufficiente a mettere fine a questa piaga che, colpendo gli operatori a livello fisico e psicologico, mina la sicurezza stessa delle cure – ha proseguito Anelli prima di concludere - Occorre, innanzitutto, un ripensamento delle organizzazioni di lavoro, con condizioni e sedi sicure, e dell'intero sistema di cure, in modo da dare risposte alle richieste di salute dei cittadini. Occorre, soprattutto, una rivoluzione culturale, che faccia comprendere ai pazienti come i medici siano dalla loro parte, contro le malattie e a sostegno del Servizio Sanitario Nazionale".

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