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Caserta, sequestrati terreni contaminati da arsenico nell'area ex Saint Gobain

I carabinieri sequestrano il sito (ANSA)
3' di lettura

Si tratta di uno spazio di 26mila metri quadrati, compresa tra la città di Caserta e il limitrofo comune di San Nicola la Strada, dove si situano 12 pozzi oggetto di sequestro a febbraio

Sono stati sequestrati, nell'ex area industriale Saint Gobain, i terreni dove sono situati i pozzi contaminati dall'arsenico e sequestrati nel febbraio scorso. Si tratta di un’area di 26mila metri quadrati compresa tra la città di Caserta e il limitrofo comune di San Nicola la Strada. I pozzi erano utilizzati per uso domestico e per irrigazione anche agricola. A eseguire il provvedimento, i carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Caserta e quelli del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale.

Le analisi sugli inquinanti

E' stata la Procura di Santa Maria Capua Vetere a emettere il decreto di sequestro d'urgenza, dopo che gli esiti dei carotaggi effettuati dall’Arpac nei terreni oggetto di indagine hanno fatto emergere una situazione di inquinamento da sostanze industriali: arsenico, berillio e tricloroetano risultano presenti in quantità che superano ampiamente, da 6 a 14 volte, la soglia di contaminazione prevista dalla legge. Sostanze anche presenti nella falda, come accertato nella prima fase dell'indagine che a febbraio aveva portato al sequestro di 12 pozzi contaminati, nei quali è emersa la presenza di circa 9000 milligrammi per litro di arsenico. Una quantità definita “abnorme", a fronte di una soglia di 10 mg prevista dalla legge, dal procuratore di Santa Maria Capua Vetere Maria Antonietta Troncone.

I danni ambientali e l’industria

L'area dove sono stati sequestrati i pozzi e i terreni contaminati era nota negli anni '60 e '70 come la "piscina rossa": vi era infatti una cava dove ristagnavano liquami contenenti arsenico e altre sostanze chimiche, residui dell'attività di lavorazione del ferro e del vetro, nei pressi dell'industria Saint Gobain. "L'inquinamento della zona - disse a febbraio il procuratore Troncone - è la conseguenza dell'attività industriale posta in essere dall'opificio Saint Gobain dal 1958, quando l'area era a vocazione agricola, al 1988, quando l'azienda fu dismessa". Nella zona, inoltre, fece notare il Procuratore, "si registra un'alta incidenza di tumori, specie alla prostata, anche se non si può stabilire il nesso di causalità tra l'inquinamento provocato dall'attività industriale e queste morti". Anche il proprietario di una delle aree sequestrate è morto un anno fa proprio per un tumore alla prostata, "patologia che sembra legata proprio alla contaminazione da arsenico - spiegò Troncone - che è la seconda sostanza chimica più cancerogena". 

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